Perché praticare l’Aikido.

L’arte marziale che va sotto il nome di Aikido non usa la potenza, preferisce l’armonia dinamica, i muscoli rilassati e la concentrazione gioiosa che unisce.

Il suo scopo non è l’agonismo o la difesa personale, né tantomeno l’annientamento dell’avversario, ma la crescita spirituale di chi la pratica.
Dimenticate i muscoli gonfi e tesi, la grinta da lottatore e i colpi mortali. Nell’Aikido non si fa combattimento, la lotta serve solo come studio e verifica per affinare le proprie capacità e crescere spiritualmente, al massimo, può essere usato come “difesa della vita”.
Tra le discipline derivate dalle tecniche di guerra del Paese del Sol levante questa è indubbiamente la più eterea e raffinata, ma anche la più completa ed efficace. Caratterizzandosi come una rielaborazione delle tecniche di guerra dei samurai in chiave spirituale è praticamente impossibile separare queste due parti. L’efficacia delle tecniche è comunque reale e per certi versi sconcertante. Il contatto con l’avversario è minimo, i passi essenziali e rapidi, spesso circolari, i movimenti sono fluidi, vorticosi e inaspettati. L’esecuzione delle tecniche determinano spirali e giravolte, usando le leve naturali del corpo e contatti dinamici concordi o cambi improvvisi di direzione.Il praticante – aikidoka – usa negli allenamenti anche alcune armi tipiche della tradizione giapponese (la spada, il coltello e il bastone) e adopera la sua mano come una spada (te-gatana). Molte tecniche a mani nude, derivano proprio dal combattimento con la spada.
Chi vuole praticare Aikido non pretenda di aumentare il potere o la forza sugli altri, deve invece comprendere che la vera sfida è con se stesso. Questo significa massima collaborazione con i compagni, disciplina e concentrazione nel momento della pratica Nessuna pretesa verso il mondo esterno, ma impegno e ricerca di armonia e comprensione.
In cambio il praticante ottiene, oltre a un certo benessere psicofisico, una maggior padronanza di se stesso, migliorando il rapporto mente-corpo e la sua capacità di concentrazione e reazione agli eventi.
Francesco Aleo

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