Sono in equilibrio sul naso!

Pubblichiamo parte dell’Introduzione al libro ZEN, scritta dal danzatore e coreografo Maurice Béjart.
La necessità di un corpo-mente, della unione psicofisica raggiunta anche attraverso la pratica dello Zen, è fondametale nella danza e nel teatro, come nella pratica dell’Aikido.
 
Maurice Béjart:
“Sono in equilibrio sul naso! Cadrò? Equilibrio… Movimento immobile,
immobilità dinamica, funambolo del mio respiro, osservo l’andirivieni del
soffio che mi entra dentro e ritorna a uscire da me. Io… chi ?
Questo insieme provvisorio di sensazioni, di emozioni, di digestioni, di
circolazioni, questo balletto atomico di particelle instabili, vecchie e nuove,
in continuo mutamento. Io… Quel libro letto ieri, quello sguardo incrociato
stamattina in metropolitana, quell’emicrania (angoscia o alimentazione
sbagliata), quel ricordo di un bambino di cui porto ancora il nome o di un
adolescente timido che fu chi? Mio fratello, mio figlio, un mio antenato oppure
il riflesso di un ricordo lontano che identifico con un me qualunque.
Sono in equilibrio sulla punta del mio naso! Everest delle nostre illusioni,
vertigine di quel divenire eterno che fece dire a Faust-Goethe: “fermati,
istante, sei così bello!”.
In equilibrio, qui e ora, l’istante, la sola possibilità di intravedere ciò che
pomposamente chiamiamo l’eternità.
Invertiamo il movimento di una locomotiva, capovolgiamo le parole (hanno forse
un senso?), Il naso diventa Zen1 e io respiro il profumo
dell’incenso che Taisen Deshimaru bruciò nella mia camera quando lo vidi per
l’ultima volta… Qualche anno fa, qualche secondo fa, nella mia camera a
Bruxelles, dove abitavo all’epoca… La gioia per la sua visita e la reciproca
consapevolezza che quell’incontro sarebbe stato l’ultimo. Non sapevo cosa fosse
ridere prima di conoscere Deshimaru, non sapevo cosa significasse guardare,
toccare, camminare, sentire, dormire, accarezzare un gatto, seguire il volo di
una piuma nell’aria, respirare o stare in equilibrio sulla punta del naso.
Abbiamo, noi i presunti civilizzati, capovolto i valori; forse c’è ancora tempo
per ritrovarsi, con un secco starnuto, dall’altra parte; dopotutto può darsi
che l’Everest non sia altro che un pozzo di 8848 metri di profondità, il mio
naso nient’altro che la chiave del mio Zen. […]”

1: Béjart gioca
sull’assonanza del francese ‘nez’ con zen’

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testo tratto da: M.
Bovay, L. Kaltenbach, E. De Smedt “ZEN“, edizioni Excelsior
1881, 2010
Le parole zen, in giapponese, e Ch’an, in cinese, provengono dal
sanscrito dhyana, che significa meditazione. Lo zen non è né una religione, pur
rifacendosi al buddhismo, né un’ideologia, anche se dai chicchi che il Buddha
ha seminato è nata una profonda filosofia, ma semplicemente è l’atto di
meditare sulla propria esistenza e di viverla in piena consapevolezza. Nella
postura di zazen (la meditazione seduta) e in ogni atto della vita quotidiana.
La pratica dello zen è quindi l’essenza che unì il maestro Taisen Deshimaru
(1914-1982) all’Occidente. Parole e immagini ci raccontano il suo insegnamento
e quello dei grandi patriarchi della tradizione. Poco importa dove il lettore
aprirà il libro: ovunque troverà il sapore sottile dello zen. Testi e
illustrazioni sono state raccolte dai tre discepoli del maestro Deshimaru
nell’arco di cinque anni e ci fanno condividere una vera saggezza: quella che
si apprende giorno dopo giorno, passo dopo passo.

Maurice Béjart

Figlio del filosofo Gaston Berger, segue i corsi
di danza parallelamente agli studi liceali e universitari. Decide di consacrarsi
completamente alla danza e fa il suo debutto artistico a 14 anni all’Opéra di
Parigi, poi accanto a Roland Petit.


Desideroso di dare nuovo vigore alla danza maschile, esige dai suoi interpreti
una perfetta padronanza della danza accademica e una grande capacità di
adattamento alle correnti neoclassiche. Fedele ad un’idea di spettacolo
globale, mescola l’universo musicale, lirico, teatrale e coreografico mettendo
in evidenza le qualità individuali dei solisti, esigendo allo stesso tempo il
massimo dai movimenti d’insieme.


Le tematiche affrontate dal Béjart sono spesso universali ed egli non esita a
mettere in scena i grandi problemi dell’attualità, come l’Aids o l’ecologia.


Ha contribuito enormemente alla nascita della danza contemporanea in Francia e
in Belgio, soprattutto grazie alle generazioni di coreografi formatisi alla sua
scuola del Mudra
.”

breve nota biografica tratta da Wikipedia.

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