Forma e non forma

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Se esiste ciò che è impermanente deve esserci anche ciò che è permanente. L’impermanente cambia, muta, appare e si dilegua. Tutto ciò che è forma è impermanente, destinato a trasformarsi e alla distruzione. Al contrario il permanente è non-forma.

La non-forma è il contenitore supremo. Lo spazio che conosciamo ci può dare l’idea della non-forma, ma non è ancora la non-forma. Fuori dello spazio-tempo del nostro universo la non-forma è totale, senza alcunché. Ma nella realtà, impercettibile ai nostri sensi, di qualsiasi fodero, la non-forma è sempre qua, contenitore dell’universo, tutto pervade. La non-forma è prima ed aldilà della dualità. Tuttavia, poiché la forma è dualità, essa ci segnala incessantemente la presenza della non-forma in tutte le cose.

Nel respiro, l’inspirazione riempie, l’espirazione svuota; nel pulsare cardiaco la diastole riempie, la sistole svuota. I nostri ritmi sono dettati da alternanze di pieno e vuoto, come sazietà e fame, veglia e sonno, attività e riposo. La notte e il giorno si alternano e tutto procede nell’alternanza. Di giorno abbiamo la nostra identità, il nostro io, i nostri pensieri e le nostre concezioni, ma la notte, nel sonno più profondo senza sogni, noi non sappiamo più se siamo giovani o se siamo vecchi, se siamo adulti o se siamo bambini, se siamo uomini o se siamo donne, se siamo poveri o ricchi… Non sappiamo neppure se siamo vivi o siamo morti.

Tra uomo e donna, l’uno è il pieno, è la forma. L’altra invece è il vuoto, la non-forma. Proprio per questo si attraggono. Può sembrare strano, perché la donna è colei che si dedica ad abbellire ed ornare la sua stessa persona, oltre che l’ambiente intorno a sé. Ma lo fa proprio perché è non-forma, perché è attirata dalla forma e per attirare la forma, l’uomo. E l’uomo, dal canto suo, non ci si dedica alla forma più di tanto, lui è già forma. Semmai talvolta si trascura un po’, proprio perché è forma e un po’ di disordine gli avvicina la non-forma. Però è fortemente attratto dalla donna, la non-forma che si presenta bella, avvenente. Ma nella realtà lui da lei vuole il vuoto, mentre lei vuole il pieno. Così lei mette a disposizione il suo vuoto, che vuole riempito nell’atto sessuale e lui invece che penetra quel vuoto vuole svuotarsi. Il culmine del piacere per lei è un momento di supremo riempimento, nell’orgasmo più acuto lei sente l’uomo tutto suo, completamente. Ma l’uomo invece si svuota e se ne va, l’orgasmo è una scarica che svuota e lascia momentaneamente esausto. Per lui la cosa più naturale è crollare a quel punto, prendere sonno, il nulla, il vuoto. Lei vorrebbe invece la chiacchiera, il dialogo, è stata riempita ed ora ha da esprimersi. Alcune volte nascono delle incomprensioni per questo, ma sarebbe importante capirsi ed accettare reciprocamente la diversità. A lui cinque o dieci minuti di sonno, di quel nirvana che in fondo ha meritato, non fanno male, poi si ridesta e si può parlare, anche quelle sono energie che vengono scambiate. Il Tantra ha compreso tutto questo e ne ha fatto un percorso di ricerca spirituale, rovesciando le normali-naturali pratiche sessuali.

Poiché il nostro essere, la nostra struttura ontologica e esistenziale è contemporaneamente essere e non essere, essere e esistere, forma e non-forma, le vie di ricerca spirituale e gli insegnamenti a esse relative cadono fondamentalmente o nella forma o nella non-forma. Ovvero, o prevalentemente nella forma o prevalentemente nella non-forma. Prevalentemente, sì, perché esistiamo nella dualità e non si può stare totalmente da un lato o dall’altro. L’induismo è una religione nella forma e anche lo Yoga è un metodo di ricerca spirituale nella forma. Anche il cristianesimo è una religione nella forma e la preghiera è un atto nella forma. Invece il buddhismo è una religione della non-forma e lo Zen è in modo consono un sistema della non-forma. Il koan è una non-spiegazione, ma nasconde una verità profonda come le spiegazioni della forma. Tuttavia, tanto la spiegazione diffusa quanto il koan non servono a nulla se l’allievo o praticante non afferra nel profondo quella verità. Anche l’islàm è una religione della non forma. Ma l’annullamento che insegna sta nella totale sottomissione ad Allah, anche se i sufi conoscono tecniche di meditazione che divulgano poco, poiché il terreno all’interno della loro religione è insicuro, talvolta infido, come poteva essere per l’Europa cattolica 600 – 500 anni fa, con l’inquisizione, fino a tempi storicamente ancora non molto lontani. A dire il vero esiste anche una via che compenetra forma e non-forma, ossia il taoismo che parla del Vuoto ma insegna l’equilibrio tra ciò che è forma e ciò che è non-forma.

In ogni caso, anche con questa dualità, il compimento di un percorso, ossia la Realizzazione, o nella forma con l’identificazione finale nella divinità considerata o nella non-forma con l’identificazione nella Vacuità, porta nell’essere di quello spirito che ha finalmente realizzato la comprensione che tutto è uno, che la verità è una e che il Dharma è lo stesso per tutti i cammini, quando si arriva.

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