Principi e progressione nello studio delle ukemi

Le presenti note sono state redatte sulla base delle indicazioni di Hoa Newens Sensei sul DVD didattico “Ukemi, Kaeshiwaza”. Ovviamente questo scritto non ha la pretesa di sostituirsi alle indicazioni di un buon insegnante, ma vuole  costituire solo una “traccia” su cui ciascun istruttore potrà confrontarsi e da cui potrà trarre – se lo riterrà opportuno – qualche utile indicazione.
Non è inutile specificare che alcune delle indicazione che seguono si riferiscono più direttamente al ruolo di Uke, altre si focalizzano sul ruolo di Tore, ma poiché Aikido è (o dovrebbe essere…) anche uno studio di relazione tra i due praticanti, si può ben dire che quello che vale per l’uno – fatte le debite proporzioni – vale anche per l’altro.

PRINCIPI PRATICI PER LA ESECUZIONE DELLE UKEMI  

1) Massimizzare il contatto fisico. I due partner dovrebbero mantenersi sempre a contatto durante l’esecuzione della tecnica, le prese devono essere salde ma non vi deve essere rigidità.

2)  Praticare procedendo a “piccoli passi”. Lo studio delle ukemi deve essere condotto senza fretta ed in maniera progressiva. Voler “bruciare le tappe” può causare incidenti anche gravi. E’ bene non passare ad un livello avanzato fino a quando non si sia sufficientemente padroni delle tecniche che si stanno studiando.

3) Mantenere tutto il corpo allineato in hamni. Questo principio vale – ovviamente – per tutte le tecniche, ma assume particolare importanza nello studio delle ukemi, poiché consente di assumere una posizione corretta e di dirigere in maniera opportuna la caduta.

4) Mantenere sempre l’equilibrio. Come per il precedente, anche questo principio vale per tutte le tecniche. Nel caso delle ukemi, mantenere l’equilibrio ha prima di tutto la funzione di evitare infortuni, e secondariamente lo scopo di eseguire una tecnica corretta.

5) Mantenere sempre la connessione energetica tra i praticanti. Questo principio, in un certo senso, “chiude il cerchio” collegandosi al primo principio. Una volta acquisita la connessione fisica, il legame tra i partner deve tendere a diventare più “sottile”, ma non meno efficace.

LIVELLI DI STUDIO DELLE TECNICHE TRAMITE LE UKEMI  

1) I due partner eseguono la tecnica reagendo l’uno ad un contatto fisico (percossa e/o presa) dell’altro. Nel Takemusu Aikido questa modalità viene definita come “kihon” e nello studio delle tecniche armate (buki waza) la si indica come “dankai teikini” (un gradino alla volta). A questo livello Uke è praticamente immobile quando viene squilibrato/proiettato da Tori.

2) Una volta raggiunto un grado di preparazione sufficiente al livello 1, si può passare al livello successivo, in cui  due partner eseguono la tecnica armonizzandosi al movimento fisico dell’altro. Nel Takemusu Aikido questa modalità viene definita come “yawarakai” (morbido, flessibile) e nello studio delle tecniche armate (buki waza) la si potrebbe individuare nella esecuzione “awase masu”. A questo livello Uke “collabora” con il suo movimento alla tecnica di Tori, adeguandosi ai movimenti eseguiti da quest’ultimo.

3) Dopo aver appreso ad armonizzarsi a livello fisico in una serie di azioni/reazioni sempre più sincronizzate e collegate tra loro, si passa alla armonizzazione dei flussi energetici. Nel Takemusu Aikido questa modalità viene definita come “Ki no nagare” (flusso del Ki) e nello studio delle tecniche armate (buki waza) la si potrebbe individuare nella esecuzione “Kiai de”. A questo livello lo squilibrio/proiezione di Uke avviene prima ancora che questi abbia potuto consolidare la sua presa o concretizzare un tentativo di percossa.

4) Una volta acquisita l’esperienza sufficiente nella esecuzione delle tecniche nei ruoli di Uke e Tori, si possono occasionalmente praticare i “kaeshi waza” (contro tecniche), in cui i ruoli dei due praticanti si invertono.

LIVELLI DI STUDIO DELLE UKEMI

1) A questo livello viene eseguito lo studio e la pratica dei movimenti elementari e delle tecniche di base, quali percosse, prese, rotolamenti e cadute sul posto.

2) Una volta acquisita sufficiente confidenza con i rotolamenti e le cadute sul posto, si passa ad eseguire le ukemi su tecniche di base.

3) Con l’aumento dell’abilità del praticante, si può innalzare l’altezza della caduta, giungendo a praticare le “tobi ukemi” (cadute alte).

4) Quando i praticanti raggiungono un livello adeguato, possono passare ad eseguire le ukemi su tecniche più avanzate, oltre che su “oyo-waza” (tecniche di applicazione) ed “henka-waza” (tecniche di variazione).

5) Come nel caso dei principi pratici descritti al paragrafo precedente, l’ultimo punto si ricollega idealmente e praticamente con il primo. A questo livello Uke usa la ukemi per “guidare” il movimento fisico di Tori (solitamente meno esperto del partner).

BASI PRATICHE PER L’APPRENDIMENTO DELLE UKEMI

1) Studio e pratica dei movimenti elementari, quali rotolamenti e cadute sul posto.

2) Praticare le cadute laterali (yoko ukemi) e da fermo (ushiro ukemi) sul posto con la battuta del braccio/mano.

3) Praticare le cadute rotolate in avanti ed indietro terminando in hamni.

4) Praticare le cadute rotolate in avanti ed indietro terminando con la battuta del braccio/mano (base per le cadute alte).

5) Praticare le cadute laterali prima partendo da una posizione di quadrupedia facendosi tirare un braccio da un compagno, poi sedendosi e rotolando sul compagno in quadrupedia

6) Praticare individualmente o con l’aiuto di un compagno le cadute alte terminando con la battuta del braccio/mano, senza impattare al suolo con la schiena.

7) Eseguire cadute e rotolamenti su una proiezione al termine di una tecnica eseguita dal compagno

8) Praticare cadute “irregolari” come quella incrociata (mano sinistra e piede destro avanti o viceversa, da kote gaeshi, ecc.), cadute lunghe saltando e scavalcando due o più compagni carponi.

9) Praticare le cadute impugnando tanto, jo o bokken (solo per praticanti esperti).

10) Praticare cadute su superfici più o meno dure, quali parquet, spiaggia, erba, terra, ecc. (solo per praticanti esperti)

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