Aikido & Armi: la pratica e le controversie

Spesse volte ci siamo occupati dell’argomento Aikido & allenamento con le armi”, ribadendo l’importanza di questo connubio per un’apprendimento qualitativo della disciplina.

È però anche interessante comprendere come questo processo venga attualmente affrontato dalle principali Scuole e stili che patrocinano la pratica dell’Aikido.

Questo in passato non ha portato che a notevole polemica all’interno della discussione… e se ci pare che la tendenza non sia per nulla cambiata.

In ballo c’è la reputazione, la facci, la didattica… di questo o quello “schieramento” Aikidoistico, che lungi dal collaborare con gli altri, rimanda solitamente la sua supremazia… forse per paura di un confronto serio ed equilibrato.

C’è quindi chi fa armi solo da cintura nera in poi, riservandone lo studio “agli esperti” (sempre se si può considerare esperti un primo dan…), chi non si pone il problema… ed ancora chi lo fa appoggiandosi a questa o quella scuola di Kobudo giapponese.

Storicamente certo è che il Fondatore si rese conto dell’importanza della pratica con jo e bokken, e ne fece massiccio uso durante il periodo di poco precedente alla seconda Guerra Mondiale, fino praticamente alla sua morte.

Il suo background di conoscenze in materia era notevole, ma il suo colpo di genio non si è limitato a tirare fuori dal cassetto e rispolverare qualcosa di praticato in gioventù.
Ci deve essere stato sicuramente un “click” in lui quando smise di considerare ciò che praticava solo un’antica forma di Ju Jutsu… ed iniziò a considerarlo qualcos’altro…

… qualcosa che oggi noi chiamiamo Aikido.

Crediamo che ciò che cambiò prepotentemente non fossero tanto le tecniche, quanto la prospettiva con le quale le praticava: non più distruggere, ma unire… connettersi con l’avversario per cercare insieme a lui una soluzione al conflitto rispettosa di entrambi.

Takemusu Aiki significa proprio “la fonte di Aiki (cioè di armonizzazione del Ki) che nasce spontaneamente dal Bu (cioè dalla guerra)”: qualcosa di veramente inedito per il tempo in ciascuno dei 5 Continenti…

… una rilettura che modifica in modo pazzesco la mappa del territorio di ogni possibile marzialista!

Il conflitto con un avversario viene da allora anche visto come il possibile incontro con una parte “scomoda” di se stessi, con la quale cooperare anziché separarsene, svilirla o ingaggiare battaglia all’ultimo sangue.

Dall’incontro con l’altro si esce quindi cambiati, arricchiti… per questa ragione – più che per altre – si prova sincera stima, rispetto e gratitudine nei confronti dell’attaccante/avversario che ha permesso a specchio questa complessa ma importantissima esplorazione di sé.

Se ci pensiamo, anche solo questa “rilettura” delle Arti Marziali ha segnato una svolta incredibile nella possibilità di approcciarsi all’argomento: anche oggi infatti c’è chi le pratica per imparare il modo più sicuro, veloce ed efficace per distruggere un’eventuale prossimo scomodo… o per ricostruire tramite esso quelle parti inconsapevoli che ciascuno di noi possiede.
Non pensiamo che Ueshiba Sensei intendesse mettere sotto scacco nessuno, ma è evidente come – ai suoi tempi come oggi – ciascuno di noi ha la possibilità, il diritto… e ad un certo punto pure il dovere di SCEGLIERE quale prospettiva fare propria.

Nulla di definitivo certo: si più seguire l’antica via per poi abbracciare quella nuova o anche viceversa: a noi oggi preme sottolineare quanto però esse siano DIFFERENTI, in un certo senso addirittura antinomiche…

Ma torniamo a parlare di “Aikido & allenamento con le armi”…

Questa rivoluzione interiore spinse O’ Sensei a rileggere tutto quanto aveva praticato in precedenza secondo la nuova ottica, forse più personale e spirituale con la quale aveva deciso di permeare la sua pratica e ciò avvenne puntualmente anche con l’utilizzo delle armi.

Il bagaglio tecnico in suo possesso, proveniente ad esempio dalla scuola di scherma Yagyu o quella di  naginata dello scuola Shinkage fu proprio utilizzato in questa nuova ed innovativa prospettiva: da queste e molteplici altre sue esperienze precedenti nacquero così l’Aiki-ken e l’Aiki-jo, ossia la spada e il jo dell’Aikido.

Gli eventi storici però ebbero anche un loro peso: l’allenamento con le armi consentiva al Fondatore anche un allenamento “in solitaria”, con il quale egli poteva approfondire da sé quei principi che solitamente in Aikido emergono molto bene nel lavoro a coppie.

Gli eventi del Secondo Conflitto Mondiale imperversavano, quindi pochi allievi potevano permettersi il lusso di studiare Aikido in quel doloroso e triste capitolo della storia giapponese… allenarsi con le armi era anche uno strumento di miglioramento personale in un momento storico nel quale scarseggiavano i partner con i quali praticare…

Al termine della guerra il Paese era da ricostruire: le case erano state bombardate, le attività economiche erano ferme e mancava il cibo: in questo senso possiamo immaginare come l’Aikido non fosse fra le priorità della società di allora.

L’Aikikai Honbu Dojo era comunque sopravvissuto ed O’ Sensei di tanto in tanto si recava a Tokyo ad insegnare, anche se con l’età i suoi viaggi diminuirono fino a diventare sempre più rari e sporadici.

Gli allievi non avevano le possibilità economiche di raggiungerlo ad Iwama, con un’ora e mezza di treno… quindi lo studio della connessione fra gli esercizi eseguiti a mani nude (tai jutsu) e quelli con le armi (buki waza) venne affrontato da poche persone, che ebbero al tempo la fortuna di condividere la quotidianità con il Fondatore.

Fra essi ci fu sicuramente Morihiro Saito Shihan, che ben presto si distinse per le sue grandi abilità di tecnico e pedagogo: egli fu inviato da O’ Sensei a Tokyo proprio per insegnare armi in sua vece, solo che ciò avveniva per una serie di circostanze di solito alla domenica mattina… che era anche la lezione meno frequentata della settimana.

Poche persone quindi vennero a contatto con le armi così come O’ Sensei aveva ridisegnato la loro pratica, ma fortunatamente numerosi furono e sono gli Insegnanti interessati a riallacciare il rapporto importante che c’è nel loro Aikido fra gli esercizi eseguiti nel tai jutsu e buki waza.

Questa ricerca spesso è avvenuta com’era possibile e ci si è rivolti a Scuole antiche e plurititolate (koryu) quali quella del tempio di Katori o di quello di Kashima, vere e proprie “Mecca” dell’utilizzo di varie armi tradizionali giapponesi…

… a Scuole meno centenarie e titolate… fino a quelli che agitando un manico di scopa in giardino hanno rimandato di aver compreso il nesso fra tai jutsu e buki waza: c’è proprio di tutto e di più!

Il problema forte (per alcuni non è evidentemente un problema…) è che quand’anche la fonte scelta sia accreditata, si tratta comunque di una pratica che ha ispirato il Fondatore dell’Aikido per l’evoluzione di quest’arte, ma NON è direttamente connessa con le intuizioni notevoli che Morihei Ueshiba è riuscito a solidificare nella SUA pratica delle armi, Aiki-ken e l’Aiki-jo appunto.

Ovvio che ogni disciplina è uno strumento in grado di formare chi la pratica e quindi anche lo stadio di Scuole d’armi tradizionali sicuramente non nuoce agli Aikidoka dei nostri giorni, ma veramente vogliamo essere così ciechi da non vedere la differenza fra completare il nostro bagaglio esperienziale e fare inutili mischietti?

I koryu, come tradizione vuole erano stati creati sulla base del concetto chiamato in giapponese setsuninto, che significa “la spada che prende la vita”… e sulla base di questi presupposti hanno dato forma alle loro pratiche.

Il lavoro di O’ Sensei fu quello di invertire questa tendenza, assumendo la prospettiva di “katsujinken”, ossia “la spada che da la vita”.

Roba buona e sostanziosa quella da cui lui è partito nello studio, notevole il risultato al quale è giunto al termine della sua pratica: da dove vogliamo iniziare il nostro studio… da dove egli partì o vogliamo dare uno sguardo ai suoi “traguardi”?

Personalmente, pur non disprezzando le varie tradizioni secolari, non ci pare saggio tentare di ricostruire ciò che fortunatamente è riuscito a conservarsi fino ai nostri giorni… peccato che… che ce lo può insegnare solo un “concorrente”!

Dopo la morte di Morihei Ueshiba, la distanza fra l’Aikikai Honbu e la Scuola di Iwama si è fatta notevole ed entrambe le “fazioni” hanno iniziato a litigare… contendendosi il possesso del “vero Aikido”, “quello buono e giusto”, “quello del Fondatore”…!

Un gruppo diceva: “Noi abbiamo la direzione di suo figlio (ora di suo nipote)”, l’altro controbatteva: “Lui ha abitato qui per più di vent’anni e la maturità della sua arte l’ha sviluppata qui”: avete presente come fanno i bambini quando litigano?

La maggioranza dell’Aikido divulgato al mondo ha radici che giungono da Tokyo, non da Iwama, perciò chi avrebbe il coraggio di andare “dal nemico” a farsi spiegare parte di quel bagaglio che esso possiede… per puri fatti legati agli avvenimenti storici?


Meglio provare ad inventare nuovamente l’acqua calda… e mettersi apposto la coscienza dicendo: “Una strada per studiare le armi e connetterle alla pratica dell’Aikido l’abbiamo percorsa anche noi”?

Chi ha provato ad interfacciarsi con i praticanti di Iwama Ryu talvolta è stato infastidito dalla loro nomea di scassapalle, fanatici e spesso intransigenti verso tutti coloro che non percorrono la loro strada: loro sono quelli ganzi, che hanno la verità in tasca e gli altri non capiscono nulla.

Ci sentiamo di affermare con rammarico questo perché NOI STESSI proveniamo da quel percorso, perciò questa spocchia l’abbiamo talvolta vista prima di tutto in casa nostra, purtroppo… ma sarebbe puerile fare di tutta l’erba un fascio: ovvio che non sono tutti così!

È quindi vero che la “mentalità” di Iwama può essere malata, ma è altrettanto vero che la sua tecnica può risultare altrettanto intelligente ed illuminate rispetto a certi punti: ad esempio non esiste una Scuola di Aikido nella quale il lavoro del tai jutsu sia integrato con il buki waza (e viceversa ovviamente) come la Scuola di Iwama.

Questo è qualcosa di buono da considerare e magari da esaminare a fondo PRIMA di mandare tutto al macero per difficoltà di comunicazione o mancanza di umiltà di farci spiegare ciò che semplicemente molti non hanno avuto modo di apprendere altrove!

Supponiamo di innamorarci dell’idea di preparare una buonissima pizza, nel modo più puro e tradizionale… come fanno a Napoli…

Supponiamo anche di avere fonti storiche e fotografie che rimandano l’importanza del pomodoro fra gli ingredienti della pizza… solo che è andata persa la ricetta della preparazione della salsa che ci si mette sopra.

Beh, potremmo recarci a Bologna, città rinomata per la preparazione di ottimi ragù a base ANCHE di pomodoro… imparare a prepararne uno veramente ok… e poi metterlo sulla pizza!

Potremmo metterci il ketchup sulla pizza, infondo anche li c’è del pomodoro e negli States lo fanno regolarmente!

Se gli ingredienti sono sani, difficile che il cibo preparato sia cattivo o immangiabile, ma non crediamo che chi inventò la pizza fosse propenso a quelle “declinazioni” di pomodoro… e non perché non siano buone o salutari… solo che la pizza napoletana non è fatta così ed è un’altra cosa!

Credete sia diverso per il buki waza?

L’hanmi è una postura triangolare del corpo: notate bene, non dei piedi… dell’intero corpo…

Quanti di noi hanno le anche pressoché frontali nel tai jutsu, perché quella è la guardia di scherma della scuola di armi di riferimento?

Avremo sentito dire che la postura in Aikido proviene dalla spada, quindi ci mettiamo nella postura della spada ed otterremo quella dell’Aikido no?

NO!

Perché la postura dell’Aikido è quella dell’Aiki ken, non di una koryu dalla quale esso deriva: passaggio che sembra insignificante, ma da solo è in grado di mutare l’80% della postura con la quale pratichiamo solitamente…

Voglia di jo?

Possiamo darci al Jodo… al Jukendo

Certo, discipline tradizionali, nobili e formative… basta che poi non ne importiamo paro-paro le prospettive nella pratica dell’Aikido, perché saranno quantomeno dissonanti per la ragione di cui sopra.

Se le nostre fondi non sono “coerenti” fra loro, potremmo trovarci sempre con un pezzo del puzzle che non quadra… e la ragione però non dovremmo attribuirla ad altri, ma alla superficialità con la quale le abbiamo comparate.

Nel discorso della connessione della pratica delle armi con le tecniche a mani nude molto era stato già fatto, ma ora quel patrimonio rischia di rimanere di nicchia o versare nel caos: l’Aikikai Honbu Dojo ha addirittura ELIMINATO completamente le armi dai suoi programmi tecnici…

… ma questo ha anche un senso: non vi era una grande consapevolezza sull’utilizzo delle armi… è quasi sano che li nessuno le insegni e le pratichi.

Esistono luoghi nei quali quest’esperienza è fattibile e ben radicata, ma quanti fanno un tour esplorativo di ciò che esiste, quando questo ciò comporta di muoversi FUORI dal proprio giro Aikidoistico?

Lungi da noi essere pro-Iwama, contro Kashima… chi se ne frega

Riflettiamo tuttavia insieme sulle consapevolezze storiche che hanno portato alla differenziazione attuale dell’Aikido ed a quella Scuola sia più adatta e qualitativa per ogni lavoro specifico, la nostra pratica non potrà che trarne un autentico giovamento!

 

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