Perché i colori non suonano

Una nuova teoria della coscienza.


Perché proviamo quello che proviamo guardando il rosso di un tramonto o ascoltando le note di una sinfonia? Come mai non percepiamo le cose capovolte, visto che così appaiono sul fondo della nostra retina? E come mai il mondo appare stabile di fronte a noi, in tutta la sua abbondanza di dettagli, nonostante le imperfezioni dei nostri occhi e il loro continuo movimento? Con questi e altri enigmi si confronta il volume di Kevin O’Regan. La soluzione è tanto originale quanto semplice: occorre cambiare il modo di concepire la visione, intendendola come esplorazione attiva del mondo e non come mera immagine interna di esso. Diventa così possibile spiegare cosa renda speciale il fenomeno della coscienza. Una questione che per O’Regan comincia a risultare scientificamente trattabile quando si comprende che la coscienza non è qualcosa che accade nel nostro cervello ma è qualcosa che facciamo e dipende nelle sue forme dai molti modi in cui interagiamo col mondo che ci circonda.

L’autore

Kevin O’Regan dirige uno dei più importanti laboratori di psicologia sperimentale in Francia, il Laboratoire de Psychologie de la Perception dell’Université Paris Decartes di Parigi. È noto per aver teorizzato l’approccio sensorimotorio alla coscienza e per gli studi sul movimento degli occhi durante la lettura.

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