Shitao

Shitao, nato Zhu Ruoji (朱若極T, Zhū RuòjíP) (石濤T, 石涛S, Shí TāoP, Shih T’aoW; 16421707), è stato un pittore e poeta cinese vissuto durante la dinastia Qing.

Biografia

Nato nella contea di Quanzhou, a Guilin, Shitao fu un membro della casa reale Ming. La sua famiglia sfuggì la rovina nel 1644, quando la dinastia Ming cadde per opera dei Manciù e della ribellione civile. Sfuggito il destino cui la sua discendenza lo aveva destinato assunse il nome di Yuanji Shi Tao non più tardi del 1651 quando iniziò a trascorrere buona parte della sua vita in un monastero buddista.

Si trasferì dal distretto di Wuchang, dove completò la sua istruzione religiosa, nell’Anhui nel 1660. Nel corso degli anni 80 del XVII secolo visse a Nanchino e Yangzhou, e nel 1690 si stabilì per un po’ a Pechino per cercare fondi per la sua promozione all’interno del sistema monastico. Il tentativo fallì e, frustrato per questo, Shitao si converti al Taoismo nel 1693 e ritornò a Yangzhou dove risiedette fino alla morte sopraggiunta nel 1707.

松閣臨泉, 1675, collezione dello Museo di Shanghai

 

Ricordi di Qin Huai, di Shitao, Cleveland Museum of Art

Shitao impiegò più di due dozzine di nomi durante la sua vita.

Tra i nomi più comuni da lui usati ci sono Shi Tao (Onda di roccia – 石涛), Kǔguā héshang (Monaco zucca amara – 苦瓜和尚), Yuán Jì (Origine della Salvezza – 原濟), Xiā Zūnzhě (Onorabile cieco – 瞎尊者, cieco ai desideri terreni), Dà Dízǐ (Il puro (o pulito) – 大滌子).

Da Dizi fu assunto quando Shitao rinunciò al Buddismo e si convertì al Taoismo. Fu anche il nome che impiegò per la sua casa a Yangzhou (Sala Dà Dí – 大滌堂).

ARTE

Shitao è uno dei più famosi pittori individualisti del primo periodo Qing. La sua arte fu rivoluzionaria e apertamente trasgressiva rispetto allo stile dominante al tempo, teso alla riproposizione degli stilemi classici. Pur riprendendo a sua volta alcuni predecessori, in primis Ni Zan e Li Yong, la sua pittura è contraddistinta da una freschezza senza precedenti nella tradizione cinese. In accordo con la visione taoista dell’Universo, il pittore diviene catalizzatore di forze che convoglia sulla carta con il metodo denominato “una pennellata” da Shitao. Nelle sue opere si nota l’angoscia che caratterizza la sua personalità, contraddistinta dal conflitto fra l’ascetismo monastico e la vita mondana. È inoltre autore di testi teorici tra i più significativi di tutta la ricca tradizione cinese su questa tematica.

LIBRO

Shitao «Sulla pittura»

(a cura di Marcello Ghilardi, Mimesis, 2009)

Shitao “pittore pescatore”

 

«(…) Se il polso riceve [l’ingiunzione del] pieno, [permette di] immergersi e trapassare [penetrando nella carta]; se il polso riceve [l’ingiunzione del] vuoto permette di volare e danzare con uno sviluppo dinamico, allegro (…) »

da «IL MOVIMENTO DEL POLSO»  Capitolo VI

 

Scrive Giangiorgio Pasqualotto nella prefazione a Shitao  Sulla pittura  a cura di Marcello Ghilardi,  Mimesis, 2009:

“Le differenze fra pittura cinese e pittura occidentale non si limitano a quelle che interessano i temi, i materiali, le tecniche e i modi di allestire l’opera finita.  Si aggiungono anche quelle che interessano i diversi sfondi culturali e i diversi principi di rappresentazione che determinano la composizione dell’opera.  Quando si considerano tali differenze, la nostra attenzione viene colpita in particolare da tre assenze e da un’inusitata presenza.   Le assenze riguardano il disegno, il colore e la prospettiva; mentre la presenza riguarda il vuoto.”

Un vuoto che non è il nulla, ma che è condizione sine qua non per il manifestarsi di tutti gli eventi;  come ricorda sempre Pasqualotto citando i due versi della scrittura buddhista del Sûtra del Cuore : “La forma è vuoto, il vuoto è forma”

 

 

«[…] L’unico tratto è origine di ogni cosa, è radice di tutti i fenomeni […]
È a partire dal proprio sè che [l’unico tratto] si fonda.  Il fondamento della regola dell’unico tratto si basa sull’assenza di regola; questa genera la regola.
[…] Stabilitasi la regola dell’unico tratto, ecco che sono comparsi tutti gli esseri. […] »

da «L’UNICO TRATTO» Capitolo I

 

L’illuminante commento di Marcello Ghilardi a questo capitolo (così come sono estremamente accurati e illuminanti i commenti a tutti e diciotto i  capitoli del libro)  mette in evidenza che “il discorso di Shitao integra elementi di carattere sia tecnico che filosofico.  L’«unico tratto», radice prima di ogni figurazione, è anche scaturigine di ogni fenomeno, data la corrispondenza di «immagine» e «fenomeno», entrambi detti xiang, Wang xiang […] La pittura ha valore morfogenetico non solo a livello di immagini figurate, ma anche a livello di realtà vive del mondo naturale, perché i due ambiti non sono distinti né tantomeno contrapposti, ma si prolungano l’uno nell’altro. “

“il fare affidamento su di sè invocato da Shitao, in contrapposizione al manierismo pedissequo, non significa potenziare le strutture egotiche dell’artista, ma distaccarsi da una riproduzione sterile per entrare in contatto, grazie alla propria dimensione di spirito, con il principio trasformativo e vitale della natura.”

 

 

 

«Il mare esprime l’immenso dispiegarsi, la montagna esprime ciò che rimane implicito. Il mare inghiotte e rigetta, la montagna si piega e si inclina.
[…]
Ma se si coglie ciò che riguarda il mare mancando le qualità della montagna, o si coglie la montagna mancando ciò che concerne il mare, allora [si coglie] in modo errato. Questo invece è il mio modo di recepire: la montagna in quanto mare, il mare in quanto montagna. Io recepisco conoscendo secondo la modalità di montagna-mare. Ogni cosa risiede nell’essere umano, attraverso il libero fluire di pennello e inchiostro.»

da «IL MARE E LE ONDE» Capitolo XIII

Fra i diversi passi, tutti rilevanti, questo dal Capitolo XIII anche per una ragione  intima e personale: nessuno come  Shitao ha saputo dipingere la montagna, il suo vuoto, il mistero della terra che arriva al cielo, il suo passaggio, tratto al mare.

 

 

 

I passi qui riportati sono da:  Shitao  Sulla pittura  a cura di Marcello Ghilardi,  Mimesis, 2009,  selezione da «Discorsi sulla pittura del monaco Zucca Amara» che Shitao scrisse presumibilmente negli ultimi anni della sua vita (all’inizio del 1700), “discorsi” capaci, come ricorda sempre Ghilardi, di mettere in risalto che “«scrivere» e «dipingere» sono sinonimi per la pittura cinese: si potrebbe pure dire che le immagini si scrivono, e le parole si dipingono”

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