Il corsivo folle

Nicola Piccioli: L’esperienza della follia nella scrittura corsiva in caratteri Han

L’arte della scrittura, o calligrafia, si è affermata precocemente in Cina grazie alla natura stessa della scrittura in caratteri han, imponendosi presto come prima tra le belle arti. Nelle mani dei letterati, essa era sia disciplina etica ed estetica preposta alla coltivazione della morale sia, in quanto espressione dell’ortodossia del pensiero dei funzionari dello Stato, strumento per l’esercizio del potere. D’altro lato, la calligrafia si prestò anche ad affermare anticonformismo e pazzia, come forma di ribellione o di difesa dell’individuo nei confronti dei poteri costituiti — un fenomeno che in Cina ha una lunga e rispettata tradizione che risale a tempi remoti e che si ricollega in particolare al Daoismo.
Accanto agli stili ufficiali si svilupparono così stili che sovvertivano i canoni estetici prestabiliti, prestandosi a essere impiegati anche come simbolo di sovversione delle convenzionali regole etiche sociali. I calligrafi che seguirono questa tendenza fecero un uso consapevole del concetto di follia, espresso attraverso una gamma di sinonimi e derivati (es. “follia” kuang 狂, “pazzia” dian 顛, “ubriachezza” zui 醉) e collegato al loro intento di trasgressione e critica sociale. Più che dare vita a stili codificabili, però, la scrittura di questi artisti mostra un singolare atteggiamento mentale; le loro opere sono servite ai letterati delle epoche successive come fonti d’ispirazione per esercitare una diversa maniera di fare calligrafia, per esprimere il proprio spirito anticoncezionale.
Questo rapporto tra arte e anticonformismo/pazzia avrà modo di manifestarsi in particolare in alcuni letterati, significativamente legati a ambienti daoisti o chan,le cui opere d’arte contribuirono sensibilmente all’evoluzione delle tecniche e delle concezioni estetiche. Tale fenomeno avrà un suo campione nel calligrafo Zhang Xu 張旭 (675-759), l’inventore del “corsivo folle” (kuangcao 狂草) al centro di questo saggio.

Genesi e sviluppi della scrittura corsiva

Per arrivare al tema della follia legata alla scrittura corsiva e capire quale temperie culturale ha consentito l’apparire del corsivo folle, illustriamo brevemente come il corsivo è nato e come già ai suoi inizi avesse connotazioni sovversive.
Durante gli Han 漢(206 a.C.-220 d.C.), la grafia ufficiale era la “scrittura scrivani” (lishu 隶書), di lunga e laboriosa esecuzione per cui, già allora, in documenti informali come comunicazioni militari e corrispondenza privata, apparvero sue semplificazioni che tendevano a congiungere i tratti che formano i caratteri in un solo gesto: siamo all’origine del corsivo. La parola che lo indica, cao 草, inizialmente era riferita a “cose fatte in fretta”, “abbozzi”, “brutte copie” degli scritti, finché, durante gli Han orientali (25- 220), questa dinamica forma di scrittura fu formalizzata e nobilitata, diventando una delle cinque forme di scrittura codificate.

La scrittura corsiva fu all’origine del primo scandalo a noi noto nel mondo dell’arte cinese. Alcuni letterati svilupparono, accanto alla visione ortodossa della calligrafia, una passione smodata per questa grafia, attraverso la quale potevano manifestare le emozioni in maniera spontanea e immediata. Grazie al loro atteggiamento, che aveva liberato la scrittura dalla sua funzionalità, nasceva in Cina il concetto di arte per l’arte. Anche se non ci sono pervenuti esempi di quelle prime scritture corsive, ne abbiamo testimonianza nella letteratura dell’epoca; ad esempio, Contro la scrittura corsiva (Fei caoshu 非草書),1) ad opera dell’oscuro letterato Zhao Yi 趙壹 (fine II sec.), si scagliava contro questa nuova moda perché sottraeva all’arte della scrittura il ruolo dell’ufficialità, dell’accesso alla cultura e al potere, facendone un mero evento ludico. Nel testo si rinfacciavano ai suoi cultori anche comportamenti inurbani, sostenendo che essi andavano in giro sporchi d’inchiostro e che, quando erano in compagnia, facilmente si distraevano per immaginare calligrafie corsive tracciandole con un dito o un filo d’erba sul suolo o sui muri.

Il corsivo ebbe presto anche i suoi estimatori, come testimonia Wei Heng 衛恆 (252-291), dei Jin 晋 (256- 420), il primo autore di un trattato sulla calligrafia, le Proprietà delle quattro forme della scrittura (Siti shu shi 四體書勢),2) nel quale cita alcuni calligrafi famosi per il loro corsivo già sotto gli Han.

La scrittura corsiva degli Han, in seguito definita “corsivo antico” (zhangcao 章草), manteneva la pesantezza delle pennellate della scrittura scrivani dalla quale derivava e i suoi caratteri erano sempre ben separati tra loro [Fig. 1]. La seconda tappa dello sviluppo di questa forma di scrittura è chiamata “corsivo di oggi” (jincao 今草), la quale si affermò progressivamente derivando dalla nuova scrittura ufficiale, nota come “normale”. Ne risultarono una maggiore eleganza e fluidità, che si riflessero nell’unione di più caratteri in un solo segno, anche con variazioni nella grandezza e negli spazi, espressione della ricerca di un’armonia di ordine superiore, più sofisticata [Fig. 2]. Sotto i Liang 梁 (502-557), la scrittura corsiva aveva già raggiunto una notevole libertà, ma sarà durante la dinastia Tang 唐(618-907) che la calligrafia raggiungerà vertici stilistici, sia nella forma normale sia nel corsivo, in particolare proprio con l’irripetibile esperienza del corsivo folle.

Le radici di questo stile “folle” vanno ricercate nel travagliato periodo delle Sei dinastie (222-589), durante il quale si affermò l’esperienza del fengliu 風流, termine di difficile traduzione che implica uno stile di vita animato da totale spontaneità, indipendenza dalle convenzioni e intensità poetica, da uno spirito edonista e dalle maniere libere ma raffinate. In quel periodo visse il celebre Wang Xizhi 王羲之 (303-361), un letterato fervente seguace dei Maestri celesti, che è considerato il padre dell’arte della calligrafia per avere aperto la strada a uno stile più sensibile, sofisticato e artistico. Il suo capolavoro, la Prefazione al Padiglione delle Orchidee (Lanting xu蘭亭叙, 353) – una prima stesura nell’informale scrittura corrente redatta sotto l’ebbrezza del vino durante una festa di purificazione daoista – spicca per la spontaneità dello stile, pur rimanendo di un’eleganza e qualità formali ineguagliabili. Un altro tipico rappresentante del fengliu è il colto poeta e calligrafo Xie Lingyun 謝靈運 (385-433), il cui corsivo comunica un originale ritmo nostalgico e selvaggio. Adepto buddhista dal carattere instabile, amava vestirsi eccentricamente e usava oggetti di gusto arcaico; nella ricerca dell’originalità non aveva limiti, tanto da essere soprannominato il

FIG 1
FIG 2

Folle (Kuang 狂). Vagabondo e insofferente delle regole, fu esiliato e finì decapitato perché implicato in un complotto con personaggi poco raccomandabili. Xie era nipote e allievo di calligrafia di Wang Xianzhi 王獻

之 (344-388), figlio del più noto Wang Xizhi.
La dinastia Tang, grazie anche all’atteggiamento illuminato dei suoi governanti, segnò un momento eccelso nelle arti. In quel periodo culturalmente fervido, accanto alla calligrafia i letterati monopolizzarono anche le arti della pittura acqua e inchiostro (shuimo hua 水墨畫) e dei sigilli (yinzhang 印章). In quest’epoca l’arte della scrittura raggiunse una vetta ineguagliata, venendo inserita stabilmente nelle materie d’esame per accedere alle cariche pubbliche. Con la scelta, voluta dalla corte imperiale, dello stile di Wang Xizhi come modello di riferimento, prese forma un vero e proprio accademismo. Su queste basi nacque la “Scuola dei modelli di calligrafia” (Tiepai 帖派), che avrebbe indirizzato incontrastata l’arte della scrittura per secoli. Lo stile della forma normale dei maggiori calligrafi del tempo rimane ineguagliato e forma ancora oggi la base sulla quale si inizia l’apprendimento dell’arte della scrittura. Si prestò una certa attenzione anche alle grafie antiche, in particolare al “zhuan minore” (xiaozhuan 小篆) e alla scrittura scrivani. Si stavano ponendo le basi del classicismo nell’arte della scrittura. Quanto al corsivo, il modello di riferimento è dovuto all’elegante grafia del Trattato sulla calligrafia(Shupu 書諩, 687), esemplare testo teorico diSun Guoting 孫

過庭 (648-703).
A questo punto entra in scena il nostro protagonista: Zhang Xu.

Zhang Xu, inventore del corsivo folle

Alcuni letterati Tang esaltavano individualità e libertà di pensiero, ebbrezza e pazzia, il disprezzo degli onori, delle gerarchie sociali e delle convenzioni. Tra i maggiori rappresentanti di questa tendenza si trova senz’altro il poeta Li Bai 李白 (701-762), di cui si narra non esitasse a presentarsi alle udienze imperiali completamente ubriaco, atteggiamento che gli costò l’esilio. Ma l’esempio più emblematico è senz’altro quello di Zhang Xu, che è così descritto dal poeta Li Qi 李頎 (690-751):

Il signor Zhang ha una forte passione per il vino
non si preoccupa di avere una vita stabile e confortevole,
con la testa imbiancata pratica ancora la scrittura corsiva,
è soprannominato lo spirito del lago Tai.
Con la testa scoperta sta seduto su una panca nello stile dei barbari del Nord, si alza e schizza i muri maneggiando il pennello come una meteora. L’atmosfera della sua casa è desolata
la corte è piena di erbacce,
a che scopo avere famiglia, possedere?
Le cose della vita sono come lenticchie d’acqua,
nella mano destra tiene la chela di un granchio,
nella mano sinistra tiene un classico del cinabro,
gli occhi fissi a guardare la Via lattea nell’alto cielo,
non si sa se è ubriaco o sobrio.
Quando gli ospiti stanno per sedersi
e il sole che sorge si avvicina al muro a oriente,
arrivano pesci di fiume in foglie di loto
e riso profumato in vasi bianchi.
Gli emolumenti non smuovono minimamente il suo cuore,
egli lascia andare lo spirito ai confini dell’universo.

I suoi contemporanei non sono persone realizzate, egli si avvicina a esser come An Qisheng.3)

Come possiamo vedere, i tratti con cui Zhang Xu è presentato sono il suo disinteresse per la carriera e le convenzioni. Inoltre, più di un riferimento lo avvicina al Daoismo: tiene in mano un testo di alchimia, mettendolo in relazione con la ricerca della longevità, mentre come un realizzato daoista contempla la Via lattea e desidera viaggiare negli spazi siderali. Non a caso è paragonato ad An Qisheng 安期生 (I sec. a.C.- II sec. d.C.), noto daoista che si riteneva fosse diventato un Immortale. Anche la sua condotta di vita spoglia ed essenziale e la ricerca dell’estasi procurata dal vino rivelano la sua vicinanza a questa corrente di pensiero.

La cosa che però più ci interessa di questa poesia è l’accenno alla sua esuberante attività di calligrafo. Si racconta che quando era ubriaco, non trovando subito un pennello, la sua estasi creativa lo spingeva a sciogliere i lunghi capelli, secondo la moda del tempo raccolti in una crocchia, intingendoli nell’inchiostro per scrivere con quelli. Anche i suoi eccessi nel fare calligrafia sono documentati; il Poema che descrive la calligrafia (Shushu fu 述書賦), opera del suo allievo, l’alto funzionario Dou Ji 竇臮 (?-769), ci narra al riguardo: L’amministratore capo Zhang quando è ubriaco di vino diventa sfrenato, il suo spirito segue l’eccesso ed esce dal dritto cammino. In un batter d’occhio gli spazi dei muri sono coperti di scrittura. Mette a disposizione i suoi insegnamenti ai suoi allievi, solo lui merita il titolo di Pazzo.4)

Questa testimonianza ci rivela la personalità complessa di Zhang Xu, che andava al di là delle convenzioni ma era anche un eccellente calligrafo e un attento didatta. Tra i suoi allievi più noti possiamo ricordare il miglior calligrafo Tang nella forma normale, Yan Zhenqing 顏真卿 (709-785), che lo considerò per tutta la vita una guida, e Li Yangbing 李陽冰 (VIII sec.), il maggiore interprete del tempo della scrittura zhuan. Zhang Xu ha goduto di grande fama come calligrafo anche presso le generazioni posteriori. Ad esempio, Huang Tingjian 黄庭堅(1045-1105), per il quale i buoni calligrafi nel corsivo eccellevano anche nella scrittura normale, sostenne che nessun calligrafo Tang aveva eguagliato il perfetto stile della forma normale di Zhang Xu.

Dou Ji, invece, ci informa che Zhang Xu soleva scrivere sui muri. In un’epoca in cui era prassi comune far decorare le pareti di templi e palazzi con pitture e calligrafie, Zhang Xu aveva l’ardire di tracciare il corsivo folle anche sulle pareti degli edifici. Le sue performance di arte gestuale ante litteram erano apprezzate e richieste ed erano uno spettacolo che attirava un gran numero di ammiratori. Purtroppo di queste opere non è rimasta traccia e questa consuetudine sembra venuta meno con le dinastie successive. Ci possiamo immaginare questo eccezionale artista in estasi creativa, completamente ubriaco e fuori di sé, urlante e scapigliato, schizzare d’inchiostro i muri bianchi davanti a un pubblico ammirato da tanta maestria e stupito dalla sua veemenza…

Zhang Xu per la sua furiosa esuberanza, che quando era ubriaco si manifestava come una vera e propria estasi creativa, fu soprannominato “Pazzo” (Dian 顛) e il suo stile corsivo sfrenato fu definito “folle” (kuang 狂).
È lo stesso Zhang Xu a rivelarci la genesi del suo stile corsivo in uno scritto firmato e datato, lo “Scritto dall’ubriaco Xu il Pazzo, il 15 dell’Ottavo mese del Secondo anno dell’era Kaiyan dei Tang (714)”.5)

Vi leggiamo che aveva ottenuto il “metodo del pennello” quando, ubriaco e pazzo, aveva visto una principessa e un portatore contendersi la precedenza per la strada e aveva udito suonare i tamburi e gli strumenti a fiato di una banda; lo “spirito della calligrafia” l’aveva ottenuto assistendo alla danza della spada della grande signora Gongsun 公孫; infine, era stato vedendo la scrittura corsiva di Zhang Zhi 張芝 (?-192) degli Han che la pazzia era tornata a eccitarlo. In particolare, l’episodio della danzatrice Gongsun è divenuto un perno della storia dell’arte cinese, data l’importanza dell’incontro nella creazione artistica di Zhang. Apprendiamo da questo aneddoto che a Zhang Xu non bastavano i modelli degli antichi per portare a perfezione la sua arte, egli andava oltre: la vita quotidiana e la natura erano i suoi ultimi maestri. In questo modo faceva propria la forza anticonvenzionale e dirompente dell’antico pensiero daoista, sconvolgendo le esperienze estetiche del suo tempo proprio all’interno della più confuciana delle arti, la scrittura.
Nella scrittura corsiva folle Zhang Xu dava vita a infiniti mutamenti, superando la soglia del controllo. Nei suoi tratti interviene una forza profonda, originale, in cui gesti lungamente coltivati e interiorizzati si uniscono alla pulsione vitale dell’artista. L’obiettivo era quello di recuperare la spontaneità e le potenzialità

che animano l’individuo alla nascita, andando oltre la maestria e ritrovando la propria vitalità originale. Sul piano tecnico, il suo stile mostra una grande fluidità, un incredibile virtuosismo nell’uso del pennello sia in senso orario sia antiorario, grandi variazioni tra caratteri spessi e sottili, un evidente gioco di pieni e vuoti e un ritmo variato e mosso nell’alternanza di lentezza e rapidità. Questo non toglie che le sue calligrafie folli siano di un’affascinante armonia, consona all’atmosfera culturale del tempo

FIG 3

A conferma della stima che Zhang Xu riceveva da parte dei suoi contemporanei, citiamo un brano di una lunga lettera del grande letterato e poeta confuciano Han Yu 韓愈(768-824), inviata all’amico monaco buddhista Gaoxian 高閑(VIII-XI sec.). Nel comunicargli la sua opinione secondo la quale i monaci buddhisti, per la loro visione rinunciataria nei confronti del mondo, non potevano fare buona calligrafia, scriveva:

Un tempo Zhang Xu fu maestro nella scrittura corsiva e non praticò nessun’altra arte. Tutti i suoi stati d’animo, la gioia, la colera, l’imbarazzo, lo scoraggiamento, la tristezza, la contentezza, il rimpianto, il desiderio, il sogno, l’ebbrezza, la stanchezza, l’indignazione contro l’ingiustizia, erano espressi nella sua scrittura corsiva. Contemplava la natura, osservava le montagne e i fiumi, i dirupi e la valli, gli uccelli, i quadrupedi, gli insetti, i pesci, i fiori, i frutti del bosco, gli alberi, il sole, la luna, le stelle, il vento, la pioggia, l’acqua, il fuoco, il tuono, il fulmine, i canti, i combattimenti, insomma tutti i fenomeni tra cielo e terra. Alla stessa maniera le cose che danno gioia e quelle che spaventano, tutto era trasportato nella sua scrittura. È per questo che la sua calligrafia ci affascina e ci sembra piena di mistero, incomprensibile come gli spiriti e gli dei. Lavorò tutta la vita alla calligrafia e ha lasciato un nome illustre alla posterità.

Oggi voi, (Gao)xian, vi dedicate alla scrittura corsiva, ma siete animato da ricchi sentimenti come lo era Zhang Xu? Se non lo siete ma vi proponete di seguirne le tracce, non potrete mai raggiungere il livello della sua arte. Per uguagliare Xu c’è un solo modo: occorre che sappiate distinguere tra quello che è bene per voi da quello che è controproducente, che non dimentichiate il minimo dettaglio, che lottiate passo a passo per le vostre passioni e i vostri interessi, che traiate profitto dai successi e dalle sconfitte, e manteniate fermamente le vostre posizioni. Allora, e solo allora, potrete accingervi a fare calligrafia e infine potrete avvicinarvi a Xu. Per il momento, Xian, il vostro grande maestro è Buddha; per voi, vita e morte sono una cosa sola e vivete nel distacco da tutte le cose. La disposizione del vostro spirito è fatalmente indifferente, questa impassibilità e questa indifferenza non possono che condurvi irrimediabilmente alla disintegrazione e alla rovina della vostra individualità: come potrebbe la vostra scrittura non essere la vostra immagine? Ma ho sentito dire che i monaci buddhisti hanno il dono della magia e altre varie capacità. Che possiate arrivare, malgrado tutto, a dominare la tecnica della calligrafia, non è in mio potere affermarlo o negarlo.6)

Il confronto delle opere di Gaoxian con quelle di Zhang Xu non è casuale, perché il monaco ne voleva emulare lo spirito, senza tuttavia riuscirvi: la sua scrittura corsiva era palesemente superficiale, con troppi tratti uguali e priva di spontaneità.
Tra gli allievi di Zhang Xu figura il celebre pittore professionista Wu Daozi 吳道子 (685-758). La tradizione vuole che per la sua pittura traesse giovamento dallo studio del corsivo. In effetti, le riproduzioni di alcune sue opere (non ci sono pervenute pitture originali) presentano lunghi e sottili tratti d’inchiostro, eleganti e pieni di spontanea vitalità. Sono note anche la sua sicurezza e la sua incredibile velocità di esecuzione della pittura. Egli aveva acquisito la spirito del corsivo di Zhang Xu, come sembra confermare un episodio di cui fu protagonista.7) Il generale Pei Min 裴盿 (VIII sec.) chiese a Wu Daozi una pittura murale per il tempio dedicato ai suoi antenati, accompagnando la richiesta con ricchi doni. Il pittore li rifiutò, come ricompensa desiderava solo vedere una dimostrazione di come maneggiava la spada, per la quale il generale era celebre. Questi accettò e il giorno seguente, davanti a un folto pubblico, fece un’eccezionale prestazione d’arte marziale con la spada, in groppa al suo cavallo lanciato al galoppo. Wu Daozi aveva chiesto a Zhang Xu di unirsi a lui; i due artisti, ispirati dalla destrezza di Pei Min, eseguirono su pareti diverse una pittura e una calligrafia in corsivo folle. In quell’occasione il pubblico ebbe la fortuna di assistere all’eccezionale esibizione di tre arti da parte dei loro migliori protagonisti del tempo.

Zhang Xu aveva coinvolto nella pratica del corsivo folle anche conoscenti e amici, tra i quali il poeta e calligrafo He Zhizhang 賀知章(659-744), inizialmente devoto buddhista poi divenuto un adepto daoista, che lasciò il proprio impiego per dedicarsi a una vita libera dagli impegni ufficiali. Eccentrico e grande bevitore, si era dato come soprannome “Folle viandante del Siming” (Siming kuang ke 四明狂客). Nei viaggi che faceva in compagnia di Zhang Xu, quando erano ubriachi si mettevano a tracciare il loro corsivo folle sulle pareti degli alberghi e delle case dove erano ospitati.

Ricordiamo, per sottolineare la stima della quale Zhang Xu godette anche dopo la sua scomparsa, che durante il regno dell’imperatore Wenzong 文宗 (r. 827-840), il titolo postumo di “Tre ineguagliabili” (Sanjue 三絶) fu conferito a Li Bai per la poesia, a Pei Min per l’arte della spada e a Zhang Xu per la calligrafia.

In quel tempo, esperienze simili al corsivo folle si ebbero anche nell’ambiente della pittura, come nel caso di Wang Qia 王洽(?-804), soprannominato Wang Inchiostro (Wangmo 王墨), membro di un gruppo di pittori definiti gli “Eccessivi” (Yi 逸). Di carattere schivo, vagabondava nella natura e dipingeva in solitudine. Prima di dipingere si ubriacava, dopodiché ridendo e cantando versava l’inchiostro sulla carta e seguendo l’andamento delle macchie e degli schizzi lasciava andare il pennello liberamente per dare vita a paesaggi. Anche lui non esitava a sciogliersi i capelli per dipingere con quelli, né a stropicciare sulla carta l’inchiostro con le mani e i piedi. Analogamente, Zhang Zao 張璪(fine VIII sec.) dipingeva soggetti della natura con vecchi pennelli spelacchiati e con le mani, affermando, al di fuori delle regole, che “all’esterno il mio maestro è la natura generatrice e trasformatrice, all’interno trovo la sorgente nella mia mente”.8)

L’eredità di Zhang Xu

Zhang Xu ebbe numerosi allievi, alcuni dei quali divennero calligrafi di grande importanza ma, essendo il corsivo folle un’esperienza estrema, non vi furono immediati riscontri nelle successive generazioni di calligrafi. Nonostante la sufficienza con la quale i letterati guardavano alla calligrafia dei monaci buddhisti, furono proprio questi a trarre un primo profitto dalla pratica del corsivo folle, in particolare gli adepti del Chan, che nella sua gestualità spontanea vedevano la possibilità di recuperare la loro natura propria.

Alcuni monaci buddhisti praticarono il corsivo folle già durante la dinastia Tang. Nel Catalogo Xuanhe della calligrafia (Xuanhe shu pu 宣和書譜,prima metà XII sec.)9) sono elencati i più noti, tra i quali il già citato Gaoxian. Un suo autentico continuatore fu il monaco Huaisu 懷素 (725-785), di cui si narra che dedicasse tutto il tempo che gli rimaneva dallo studio e dalla meditazione alla calligrafia. Non disponendo di molti mezzi finanziari, per studiare calligrafia si spostò da Changsha a Luoyang, dove abitavano i migliori calligrafi del tempo, rimanendo folgorato quando prese visione delle opere di Zhang Xu. In quella città ebbe la possibilità di studiare con il cugino Wu Tong 鄔彤 (VIII sec.), l’allievo di Zhang Xu che probabilmente più di ogni altro ne aveva ereditato la geniale creatività. Anche Huaisu ottenne dei risultati straordinari nel corsivo non tanto dall’esempio dei maestri, ma dalla vita intorno a lui, in particolare osservando le nuvole cambiare forma spinte sotto l’impeto del vento estivo.

Come Zhang Xu, anche Huaisu tracciava il corsivo folle sui muri, come testimoniano i seguenti versi, rispettivamente di Dou Ji e di Dai Shulun 戴叔侖 (732-789):

Davanti al muro bianco di calce in una galleria lunga molti spazi di travi, l’emozione e l’energia che circolano in lui sprizzano, egli lancia all’improvviso alcuni urli e i muri si coprono in tutti i sensi di innumerevoli caratteri.10)

Corre veloce il pennello, rapido è l’inchiostro, come ranghi di quadrighe in fuga, tutti i presenti si lasciano sfuggire un grido, guardano e non arrivano a capire.11)

Come il suo predecessore, anche Huaisu era un impenitente bevitore; si narra che girasse con una fiasca di vino appesa al bastone, contravvenendo ai precetti della sua fede religiosa, che vieta l’assunzione di sostanze inebrianti.

Le diversità di temperamento dei due calligrafi, letterato uno e monaco l’altro, li portarono a sviluppare stili molto diversi: quello di Zhang Xu era caratterizzato da una corposa e incisiva energia legata a una visione laica della vita a contatto con la realtà, mentre quello di Huaisu era di una espressività più disincarnata e metafisica, conseguente alla sua scelta religiosa [Fig. 4].

FIG 4

In seguito i posteri hanno apparentato questi due protagonisti del mondo dell’arte, che insieme saranno

soprannominati “Zhang il Pazzo e Su l’Ubriaco” (Dianzhang Zuisu 顛張醉素).
Per avere un’idea della visione del mondo di Huaisu, citiamo una poesia tratta dalla sua Autobiografia (Zixu

tie 自敍帖, 777) scritta in corsivo folle:

Una gru lontana senza compagni,
una nuvola solitaria sul grande vuoto. Folle non do importanza al mondo, ubriaco ottengo la verità.12)

FIG 5

Mentre di Zhang Xu non è sopravvissuta nessuna opera autografa, ma solo riproduzioni su steli di sue calligrafie (l’unica su carta attribuitagli è un falso probabilmente di epoca Song 宋),di Huaisu, oltre alla già citata Autobiografia, ci è giunta anche l’opera Mille caratteri in scrittura corsiva (Caoshu qianziwen 草書千 字文, 799).
In seguito il corsivo folle sarà un terreno di prova e confronto privilegiato per diversi calligrafi, almeno fino al XV secolo, sia in Cina sia in Giappone. In epoca Song (960-1279), quando lo stile calligrafico proposto dalla corte imperiale stava diventando troppo convenzionale, il corsivo folle era considerato fonte d’ispirazione da monaci Chan e da letterati di circoli anticonvenzionali, come il già citato Huang Tingjian [Fig. 5] e Mi Fu 米芾(1051-1107). Il primo è tra i calligrafi più innovatori della dinastia e deve l’originalità del suo stile allo studio di Zhang Xu e Huaisu, mentre il secondo, per le sue eccentricità maniacali soprannominato “Mi il Pazzo” (Dianmi 顛米), non ignorava l’estasi del vino, sotto l’effetto del quale si dilettava a scrivere poesie in corsivo folle nello stile di Huaisu.
Durante la successiva dinastia Yuan 元(1271-1368), un notevole esempio di cultore del corsivo folle fu il monaco buddhista Yishan Yining 一山一寜 (1247-1317), le cui calligrafie, all’apparenza disorganizzate, mostrano tratti semplici e spontanei che producono armonia ed equilibri dinamici. La sua notorietà è dovuta al fatto che, inviato dall’imperatore Chengzong 成宗 (r. 1259-1308) in Giappone con una missione diplomatica, preferì finire i suoi giorni nel paese del Sol Levante, dedicandosi all’insegnamento, piuttosto che tornare nella patria occupata dagli stranieri. Chiamato in giapponese Issan Ichinei, ebbe un importante ruolo nella diffusione non solo delle dottrine e della meditazione Chan, ma anche dei fondamenti della dottrina confuciana, della poesia Song e delle tecniche calligrafiche. Fu così ammirato, che l’imperatore Go Uda 後宇多 (1267-1324) gli conferì il titolo postumo di “Maestro nazionale” (Kokushi 國師). Rimanendo in questo paese, ricordiamo, tra gli antichi maestri Zen non convenzionali che si ispirarono al corsivo folle, Ikkiu Sojun 一休宗純(1394-1481), che spicca per eccentricità. Le sue calligrafie, di una rustica semplicità, spontanee e anticonformiste, ci rivelano un carattere facilmente irritabile, ribelle e impulsivo. Rifiutò la certificazione della sua illuminazione per protesta contro il clero buddhista contemporaneo, da lui considerato corrotto e ipocrita. Significativamente, firmava le sue calligrafie con lo pseudonimo “Pennello del maestro Nuvola Folle” (Kyōunshi hitsu 狂雲師筆).13)

FIG 6

Durante la dinastia Yuan è vissuto uno dei più famosi e capaci pittori e calligrafi, Zhao Mengfu 趙孟頫(1254-1322), attento studioso di grafie antiche e abile interprete di ogni forma di scrittura, dal “zhuan maggiore” (dazhuan 大篆) ai corsivi antico e moderno, fino al corsivo folle e alle scritture sui sigilli, dei quali è stato un importante studioso. Un suo coetaneo e amico, Xianyu Shu 鮮于橾 ( 1257-1302), era un poeta, calligrafo e collezionista che per le sue opere traeva ispirazione da Zhang Xu e Huaisu. In seguito, i primi imperatori Ming (1368-1644) riconobbero alla calligrafia un ruolo di rilievo come strumento di controllo politico e di legittimità culturale e dinastica. Il calligrafo maggiormente accreditato a corte fu il generale Song Ke 宋克 (1327-1387), che inizialmente si ispirò allo stile normale piccolo di Zhao Mengfu, per poi seguire l’eclettismo del tempo dando origine a uno stile personale che fondeva il corsivo antico con il corsivo folle. Sulla sua esperienza fu istituito lo stile ufficiale dei Ming. Quanto al corsivo folle, fu usato da alcuni calligrafi del tempo alla ricerca sia della libertà espressiva sia dell’eleganza formale. Esponente del primo caso fu Zhang Bi 張弻 (1425-1487) [Fig. 6], che vantava un’infanzia da bambino prodigio con la propensione alla poesia e alla calligrafia e divenne famoso per il suo corsivo folle che traeva ispirazione dallo studio di Zhang Xu e Huaisu. Mentre al secondo caso appartiene Dong Qichang 董其昌 (1556-1636) [Fig. 7], influente uomo politico che si occupò di teorie estetiche e fu anche un abile pittore. L’applicazione pratica delle sue teorie lo portò a cercare una sintesi tra la poderosa forma normale di Yan Zhenqing e il corsivo folle di Huaisu.

Nel XV e XVI secolo, l’area della città di Suzhou non solo era economicamente prospera, ma era anche un vitale centro di produzione artistica, nel quale si aggregò un gruppo di affiatati calligrafi capaci di infondere nelle loro opere un’espressione personale, autonoma dal gusto imposto dalla corte. In particolare, Zhu Yunming 祝允明(1461-1527) [Fig. 8] dette il suo maggior contributo alla storia della calligrafia con originali opere in corsivo folle, piene di esuberante energia e variazioni ritmiche debitrici dello studio di Zhang Xu, Huaisu e Huang Xinjiang.

Nel corso della dinastia mancese dei Qing 清(1644-1911), la calligrafia fu sostenuta come mezzo di controllo e di consenso politico e sociale. Tra i pochi casi di scrittura non convenzionale dell’epoca spicca Huang Shen 黄慎 (1687-1768) che, con il suo corsivo folle rozzo, spontaneo e originale, si opponeva agli stili eleganti di Zhao Mengfu e Dong Qichang, riveriti e seguiti come ortodossi.

FIG 7
FIG 8

In epoca moderna il caso più eclatante di ripresa del corsivo folle è dovuto al presidente Mao Zedong 毛澤 東(1893-1976) [Fig. 9], che come è noto fu poeta e autorevole calligrafo, nonostante propugnasse il realismo socialista di stampo sovietico.14) Mao aveva cominciato a studiare calligrafia sulla forma normale della dinastia Wei 魏(220-165), per poi concentrarsi agli inizi degli anni ’50 sullo studio del corsivo folle, dando vita a calligrafie per le quali ha avuto un successo senza precedenti. Suoi modelli furono significativamente il corsivo folle del monaco Huaisu, il corsivo inusuale e strano di Fu Shan 傅山(1607-1684) [Fig. 10], che palesava la sofferenza per l’ascesa al potere dei mancesi, e quello di Yu Youren 于右任(1878-1964), che aveva partecipato alla rivoluzione del 1911 diventando funzionario del governo repubblicano. Possiamo meglio comprendere le scelte di Mao se consideriamo la sua personalità e il periodo storico nel quale è vissuto: Huaisu indica un’eccentricità originale di base, l’esperienza di Fu Shan richiama la strenua lotta contro gli invasori giapponesi e Yu Youren rappresenta le scelte della nuova Cina.

FIG 9

La calligrafia è come il manifesto dell’animo di chi la produce, per chi la sa leggere è un messaggio molto significativo. Per chi lo sa interpretare, il corsivo folle di Mao comunica come minimo una salda cultura e un temperamento indipendente e originale. Il presidente Mao fece uso delle sue calligrafie in corsivo folle, intese come attributo del potere, in modo di gran lunga più rilevante e spregiudicato rispetto a quello che avevano fatto gli imperatori del passato con le proprie opere: riproduzioni delle sue calligrafie erano presenti in ogni parte della Cina. Anche se oggi sono state in buona parte rimosse, la loro autorevolezza è ancora attuale, tanto che sono riprodotte tuttora, per esempio, su calendari e su gadget nei negozi di souvenir e degli aeroporti cinesi, anche se i turisti occidentali che li acquistano ne ignorano spesso la natura. La calligrafia cinese, anche se poco conosciuta al grande pubblico occidentale, non è andata in crisi con la contemporaneità sia nei suoi aspetti tradizionali sia come arte d’avanguardia.

FIG 10

Grazie all’apertura avvenuta negli anni ‘80, gli artisti cinesi hanno avuto la possibilità di soggiornare all’estero e di conoscere direttamente le opere delle avanguardie storiche occidentali, traendone linfa vitale, come si evince dalla quantità delle pubblicazioni, trasmissioni televisive e mostre sul tema. Attualmente in Cina c’è un rinnovato interesse per le arti dell’inchiostro, in particolare per la calligrafia, che sta lentamente contagiando l’Occidente con mostre ed eventi e con l’apertura di un nuovo mercato che sta destando l’interesse crescente di galleristi e collezionisti.

FIG 11 – Calligrafia di N. Piccioli

Si noti che nell’iter didattico delle Accademie di Belle Arti della Cina, nei corsi di calligrafia, prima di aprirsi a esperienze personali, si studiano ancora le basi accademiche, tra le quali figura anche il corsivo folle.
Tra gli esempi di calligrafi moderni e contemporanei che hanno dedicato la loro attenzione a questa esperienza estrema, citiamo in primo luogo Zhang Zhengyu 張正宇(1904-1976), che rivitalizzò la Scuola delle steli dando un aspetto più immaginativo all’interpretazione delle iscrizioni sui bronzi Zhou, per poi in tarda età dilettarsi componendo opere in corsivo folle. Queste ultime erano eseguite con grande velocità, conferendo ai caratteri un aspetto danzante, che i colleghi non esitavano a paragonare a quelli di Huaisu. Un caso più recente è rappresentato da Wei Ligang 魏立剛 (n. 1964), uno dei maggiori maestri della calligrafia contemporanea, che arricchisce con effetti pittorici ottenuti con inchiostro diluito e colori. Accanto alla sperimentazione, Wei non dimentica i modelli del passato, dalle steli Han al corsivo folle, fino a Mao Zedong.15)

In conclusione possiamo sostenere che i calligrafi cinesi di oggi, nonostante la frenetica modernizzazione del paese, dei suoi costumi e delle arti, hanno preservato una profonda conoscenza della propria tradizione artistica, in special modo quella legata alle arti dei letterati, alla quale si sentono intimamente legati e che dà spessore alle loro espressioni estetiche. In termini generali, tuttavia, queste esperienze appaiono meno percepibili che in passato, perché fuse in opere molto più personalizzate e aperte al mondo esterno rispetto agli autori precedenti.

Immagine: il monaco “pazzo” Jigong (particolare)

Nicola Piccioli, specializzato nelle arti dei letterati cinesi, è fondatore assieme a Paola Billi dell’Associazione Culturale FeiMo nonché Segretario Generale della sezione italiana della International Calligraphers Association (Beijing). Fra le sue pubblicazioni troviamo Introduzione alle arti cinesi della scrittura e dei sigilli cinesi, con glossario ragionato (Milano: CUEM, 2000). Sempre insieme a Paola Billi, ha partecipato a numerose mostre internazionali di calligrafia in caratteri han, vincendo prestigiosi premi, e in particolare ha curato due mostre dal titolo CARATTERI DA COLLEZIONE, allestite a Firenze nel 2012 e 2012, in collaborazione con la Korean Academy of Calligraphy e l’Ufficio UNESCO del Centro Storico della città di Firenze.

1. 2. 3.

↑ Nicola Piccioli, Introduzione alle arti cinesi della scrittura e dei sigilli (Milano: CUEM, 2000).↑ Yolaine Escande, Traités chinoise de peinture et de calligraphie (Paris: Klincksieck, 2003).
↑ Ping-Ming Hsiung, Zhang Xu et la Calligraphie cursive folle (Paris: Institut des hautes études

chinoises Collège de France, 1984).Traduzione dell’autore.
↑ Hsiung, Zhang Xu. Traduzione dell’autore.
↑ Ibid.
↑ N. Vanadier-Nicolas, Art et sagesse en Chine (Paris: Press Universitaires de France, 1985).↑ Yolaine Escande,La culture du Shanshui (Paris: Hermann, 2005).
↑ Hsiang, Zhang Xu. Traduzione dell’autore.

4.
5, 6. 7.
8.
9.

  1. ↑ Riccardo Joppert, Calligraphie et Surconscience Créatrice en Chine (Paris: Éd. You-Feng, 2005).
  2. ↑ Ibid.
  3. ↑ 自敍帖,唐, 懷素(中国法书43) (Tokyo: 1989). Traduzione dell’autore.
  4. ↑ Helmut Brinker e Hiroshi Kanazawa, Zen Master of Meditation in Images and Writings (Zürich:

Artibus Asiae, 1996).

  1. ↑ Gordon S. Barras, The Art of Calligraphy in Modern China (Berkeley & Los Angeles: University ofCalifornia Press, 2002).
  2. ↑ Zhang Qian, The Alternative Reconstruction of Visual History, 30 Years Image Archives of ModernCalligraphy (Beijing: Culture and Art Publishing House, 2016).

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