Programmi Tecnici: come e cosa è meglio imparare? 

Fonte: https://aikime.blogspot.com/search?q=scuole+di+aikido Pagina FB del Maestro Marco Rubatto 

Chiunque intenda imparare qualcosa tende a darsi un metodo per farlo o, almeno, consente che qualcun altro glielo dia… 

… così chi si accosta alla nostra disciplina presto si trova dinnanzi alla necessità di apprendere alcune posture, movimenti e tecniche, che poi consentiranno di sostenere un esame per testare la propria preparazione ed il livello di consapevolezza raggiunto rispetto alla pratica. 

Per fare ciò si utilizzano solitamente alcune liste, definite generalmente “Programma tecnico” che uno si trova gia belle che confezionato all’atto di iscrizione al dojo. Ma da dove nascono queste liste? 

Sono tutte uguali o cambiano di luogo in luogo, di scuola in scuola?… Ce ne sono alcune migliori di altre, o che è bene evitare? 

Noi di Aikime abbiano fatto una piccola ricerca fra gli archivi on-line di alcuni famosi Enti che patrocinano la pratica dell’Aikido, per vedere ciascuno cosa diceva in merito, cosa proponeva ai suoi studenti in materia di “Programma Tecnico”. 

Abbiamo preso alcune scuole di Aikido internazionali (Es. l’Aikikai Hombu Dojo di Tokyo, la Takemusu Aiki Intercontinental, la California Aikido Association…) e le abbiamo confrontate fra loro e poi con i rispettivi “rami nazionali” delle stesse scuole. L’intento era quello di individuare una logica che sottostesse alla scelta di una lista di tecniche da proporre ad uno studente per l’apprendimento anziché un’altra. 

Generalmente i redattori di Programmi Tecnici, malgrado appartengano magari a differenti estrazioni e correnti di pratica, sono generalmente Insegnati più che accreditati a stabilire cosa è bene imparare per primo, cosa è più importante, cosa è basilare per il conseguimento di un certo grado… 

… ma come si può osservare le opinioni sono quanto mai eterogenee in merito alla progressione migliore con la quale è bene apprendere l’Aikido!!! 

Sono in tutto state confrontate 11 diverse Scuole (quelle storicamente contattate dagli Autori + quelle delle quali è stato agevole reperire il Programma Tecnico – per adulti, poiché alcune dispongono di una voce a parte per ragazzi e bambini -, reso pubblico sui siti Web… non ce ne vogliano le altre!) 

Le liste sono state armonizzate il più possibile fra loro a livello di terminologia, poiché spesso ci si riferisce alla stessa cosa in modo diverso in contesti fra loro distanti (hantai katate dori, katate dori aihanmi o kosa dori sono la stessa presa, ad esempio). 

Si sono delineate all’incirca due principali tendenze rispetto alla pura tecnica:
1) alcuni hanno ritenuto migliore un allenamento che affrontasse un solo tema, visto da 

molteplici punti di vista (per esempio una tecnica, studiata a partire da attacchi diversi); 

2) altri hanno preferito iniziare ad introdurre un po’ parallelamente i vari argomenti, decidendo di far iniziare l’apprendimento di una tecnica dall’attacco in cui essa risultava più semplice o intuitiva. 

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Poi ancora, rispetto alla logica che emerge dai requisiti per il passaggio di grado: 

1) alcuni Enti hanno cercato di stilare le precedenti liste per razionalizzare il lavoro da proporre agli allievi, elencando sistematicamente, in modo compilativo, “cosa bisogna sapere” per affrontare un determinato esame; 

2) altri hanno preferito guidare gli allievi verso un accrescimento delle loro libertà e consapevolezze durante l’avanzamento di grado, fornendo solo alcuni vincoli da rispettare per ogni candidato, ma lasciando ad esso la possibilità, ad esempio, di mostrare una certa tecnica, o un certo principio, a partire da un attacco scelto fra alcuni disponibili, in un certo senso in modo più espressivo. 

Entrambi gli approcci appaiono significativi benché diversi: l’esame in cui l’allievo può scegliere secondo la sua inclinazione personale può essere essenziale per la creazione di uno spirito critico, un’indipendenza di pensiero e di azione… mentre quello compilativo è utilissimo per spingere ciascuno ad ampliare il proprio bagaglio tecnico, quindi allargare la panoramica sotto la quale osservare l’arte praticata. 

Ma le differenze spesso sono spesso anche ben più accentuate. 

1) Alcuni ritengono fondamentale che lo studio dell’utilizzo delle armi venga introdotto fin dall’inizio dell’apprendimento, mentre per altri questo aspetto è tutt’altro che essenziale. 

2) C’è chi ritiene che l’apprendimento di una tecnica di base solida (ki hon) debba precedere lo studio dell’armonizzazione fluida (ki no nagare), chi ritiene che quest’ultima, essendo la quint’essenza dell’Aikido, costituisca perlopiù il “piatto unico” degli allievi dal principio del loro percorso… chi, ancora, cerca di equilibrare questi aspetti. 

3) Alcune scuole hanno introdotto l’utilizzo della musica durante i Test d’esame, altri richiedono ai candidati (solitamente per i gradi più elevati) di produrre uno scritto tipo “tesi” su un argomento riguardante l’Arte , altri ancora di esibire anche la propria capacità di insegnare ai compagni più giovani o di dirigere una classe su una tematica scelta dalla Commissione… 

Non c’è pericolo di annoiarsi, insomma, rispetto alla fantasia adottata per redigere tali famosi “Programmi tecnici“! 

Ciò che stupisce è che si rilevano variazioni sostanziali anche fra i programmi dell’Associazione Internazionale “Madre” e le Associazioni Nazionali “Figlie” alla quale si ispirano, oppure in seno a due scuole che provengono entrambe dallo stesso indirizzo/Referente! 

Questo non demoralizzi però chi sta imparando: è abbastanza normale che ogni “campanile” suoni in modo differente… 

Forse più semplicemente ogni Capo Scuola apporta delle modifiche a ciò che ha ricevuto in “eredità” dai propri Insegnanti sulla base della propria esperienza, nell’ottica di migliorare/facilitare ulteriormente il percorso degli studenti. 

Ciò che era bene fosse evidenziato è come non esista, di fatto, un unico approccio per apprendere bene l’Aikido, ma esistano varie scuole di pensiero anche su questo.
Al solito sarà una questione di equilibri ad accreditare la bontà del Programma Tecnico 

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che si segue per il proprio passaggio di grado. 

Molti allievi saranno stati indotti a pensare da limitanti “Senseiche il proprio metodo è il migliore, ma questo banale errore avviene, ovviamente, soltanto nei contesti che non hanno mai guardato fuori dal proprio piccolo “recinto. E’ una visione della realtà rassicurante, forse, ma sperimentalmente non del tutto veritiera (“non tutti quelli differenti da noi sono sciocchi solo per questo!”). 

Dalle gerarchie di importanza diverse che emergono dalle varie liste d’esame, si evince che non è nemmeno univoco quello che si intende per Aikido! In un certo senso, è come se esso fosse una lingua madre perduta, di cui tutte le Scuole hanno dei frammenti di verità esprimibili nei loro dialetti locali. 

Quindi? Bisogna saperle 20 forme di kotegaeshi per essere Quarto Dan? 

Forse si, forse no… però sicuramente sarebbe necessario per quel grado aver sviluppato la capacità di comprendere Aiki-linguaggi diversi dal proprio, per poter incontrare l’Aiki- prossimo al di là delle differenze che dividono… proprio come forse O’ Sensei si auspicava avvenisse tra i suoi “figli”.
Pubblicato da Shurendo a 22:19 Nessun commento: Link a questo post
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Quando l’Aikido non è più Aikido? 

Traduciamo per voi un articolo di David Lynch Sensei, nel quale vengono fatte alcune considerazioni in merito a cosa sarebbe “il vero Aikido”, ed a quanto possano o meno essere determinanti le questioni inerenti l’efficacia marziale e la purezza tecnica. 

“Gli argomenti inerenti “l’efficacia marziale” dell’Aikido sono qualcosa di molto popolare sul Web. 

Sfortunatamente, molti Post mostrano un’ignoranza abissale nel fare paragoni con i vari sistemi di combattimento, rispetto alle premesse sulle quali l’Arte è stata fondata. 

L’Aikido non è un sistema di combattimento, ma un percorso di NON combattimento, inteso come non protettivo o supportante l’ego, ma potenzialmente, qualcosa utile a sradicarlo. 

Il suo valore risiede nella promozione qualità diametralmente opposte a quelle raccomandate per l’uso “da strada”. 

Parlando per me stesso, il giorno in cui dovrò affrontare una situazione di vita e di morte sarà sufficiente a dimostrare l’efficacia – o meno – del mio Aikido.
Non ho mai dovuto usare le tecniche fisiche al di fuori del Dojo in 40 anni di allenamento, quindi non ho intenzione di perdere il sonno per questo. 

Certamente, uno dovrebbe sempre impegnarsi verso un miglioramento, ed è sempre una sfida il cercare di eseguire le tecniche con un po ‘più scioltezza e slancio, ma qual è il punto che fa delirare sull’eventuale inadeguatezza dell’Aikido, contro Kickboxing, Wrestling e combattimento da strada? 

C’è materiale più che sufficiente per lavorare con l’Aikido così com’è, senza ricorrere a 3 

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cross-training, o preoccuparsi di quelle scuole che hanno perso la bussola e ci ha lasciato versioni tecniche inefficaci. 

C’è così tanto da imparare dagli altri, in ogni caso, che non si può incolpare il sistema per le proprie mancanze. 

L’efficacia viene acquistata ad un prezzo e più vedo coloro che affermano di averla raggiunto in Aikido, o in altre aree della vita, più sento empatia con la gente comune che non ha grande ambizione di essere super-efficiente o efficace. 

Nella migliore delle ipotesi questo atteggiamento è irrilevante, nel peggiore dei casi addirittura distruttivo e deprimente. 

Per essere apprezzato, l’Aikido ha bisogno di “spazio”… vale a dire, la spiritualità, la profondità psicologica, l’estetica, la compassione e la gioia. 

Per non parlare dell’amore! 

(Sembra che ci sia un tacito accordo per non parlare di amore negli argomenti marziali che presuppongono efficacia, il che è curioso considerando l’importanza posta da O’ Sensei su questo argomento, e la sua insistenza sul fatto che l’amore sia l’essenza stessa dell’Aikido). 

Non che “l’efficacia spirituale” dell’Aikido sia più facile da dimostrare oggettivamente rispetto a quanto non lo sono gli argomenti tecnici.
Non ci sono garanzie, comunque. 

Non sono convinto, però, che l’incapacità di qualcuno di eseguire una tecnica da, diciamo, una forte presa morotedori Iwama-style testimoni una mancanza di sviluppo spirituale. 

Il legame tra spirito, mente e corpo è più complicato di così. 

La curva di apprendimento è ampia, e ci si può ragionevolmente aspettare di spendere una vita a lavorare su se stessi, senza poter vantare la piena illuminazione, Aikido o non Aikido. 

Questo è un motivo per abbandonare lo sforzo, e praticare Aikido con un obiettivo spirituale in mente, piuttosto che solo per ottenere l’efficacia tecnica… è un buon inizio. 

Nel frattempo, i benefici per la salute, mentale oltre che fisica,
giustificano ampiamente allenamenti seri e regolari, senza la necessità di essere fissati sull’efficacia marziale o intimiditi da quelli che lo sono
. 

Dal momento che l’Aikido è un percorso individuale, la scuola che si sceglie è importante solo nella misura in cui vi si addice e che è inutile tentare di opporsi gli uni contro gli altri. 

Per quanto mi riguarda, l’esposizione ai contrastanti metodi di insegnamento di Kisshomaru Ueshiba, Koichi Tohei, Gozo Shioda, Kenji Shimizu ed altri durante il mio soggiorno prolungato in Giappone mi ha praticamente costretto a cercare tutti i possibili principi comuni che potevo. 

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Ho cercato di tenere la porta aperta a nuove conoscenze, senza cadere nel campanilismo o di settarismo. 

Ma la conoscenza non è saggezza.
La conoscenza è filtrata per mezzo dei sensi, che non possono e non sono mai stati destinati 

a dirci nulla circa le verità dell’universo. 

Inseguendo una forma di conoscenza sempre più tecnica si rischia di allontanarsi dalla meta dell’Aikido, piuttosto che avvicinarsi ad essa. 

Ero solito essere un po’ infastidito quando sentivo dire dire alcune persone che uno o l’altro dei vari stili che stavo praticando non era “Aikido” (questo sembrava essere un termine di derisione piuttosto comune sbandierato in giro per il Giappone). 

Mentre ero disposto a ammettere che la mia interpretazione potrebbe lasciare molto a desiderare, sembrava incredibilmente arrogante per chiunque scrivere questo tipo di osservazione impertinenti a riguardo delle maggiori scuole di Aikido giapponesi. 

Le principali Scuole sono state fondate, dopo tutto, dai Maestri che avevano ciascuno servito un lungo apprendistato sotto il Fondatore, e che avevano dedicato la loro vita all’Aikido. 

E’ diventato chiaro per me dopo un po’ che il commento “non è Aikidoera poco profondo e privo di senso, benché applicato ad ogni una delle maggiori Scuole, ma non mi dava più fastidio. 

Tuttavia, una simile affermazione può facilmente scoraggiare i nuovi studenti che lottano per comprendere una particolare versione della tecnica, quindi suggerisco di rivolgersi alle parole di O’ Sensei per avere consiglio su questo: 

“Il fallimento è la chiave del successo, ogni errore ci insegna qualcosa. Siate grati anche per i disagi, battute d’arresto e le persone cattive. Trattare con tali ostacoli è una parte essenziale della formazione”.
(da “L’Arte della Pace” di John Stevens) 

In relazione alla definizione dell’Aikido propria di O’ Sensei, è probabilmente vero che quello che stiamo praticando “non è Aikido”, indipendentemente da ciò che il sistema di formazione che seguiamo ci rimanda. 

 

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In questo senso siamo tutti nella stessa barca, noi tutti abbiamo una lunga strada da percorrere, come è evidente dalle parole di O’ Sensei (citando ancora una volta dal libro di John Stevens): 

“Ci sono molti sentieri per la cima di una montagna, ma solo un vertice… l’amore”. 

“Non appena ci si preoccupa del bene e il male dei vostri simili si crea un’apertura nel vostro cuore, che permette alla malizia di entrare.
Giudicare, competere e criticare gli altri vi indebolirà e contribuirà alla vostra sconfitta”. 

“Siete qui esclusivamente per realizzare la propria divinità interiore e manifestare la vostra innata illuminazione”. 

Gli Aikidoka senior continuano a criticare i loro simili in altre Scuole ed a rivendicare che il loro è l’unico sentiero per la cima della montagna, pur chiaramente non avendo raggiunto la vetta loro stessi. 

Ho trovato complementari i diversi sistemi di formazione e didattiche (che tutte le Scuole hanno, dal momento che ogni individuo deve creare il proprio Aikido), in larga misura, e ho considerato ciascuno di essi come un pezzo di un “grande puzzle”. 

Per esempio, i fondamentali Yoshinkan (kihon waza e kihon dosa) creano una buona base per la formazione più orientata al movimento che si trova nell’Aikikai. 

Nello Yoshinkan ci siamo allenati in una sola tecnica per un’ora circa ed un vasto numero
di movimenti tai no henko eseguiti in pratica solitaria; non c’era alcuna menzione al rilassamento, e Ki è stato visto in termini di mettere “tutto quello che avevi in quello che stavano facendo”, senza verbalizzare questo come concetto. 

Uke doveva fare un ukemi “pulita” e nage eseguire un waza “pulito” e si capiva che non c’era competizione, in modo che non si sarebbe guadagnato nulla bloccando o comunque giudicando il proprio partner. 

Qualora le persone avessero fallito nel seguire questo consiglio, le cose sarebbero potute rapidamente degenerare in una prova di forza brutta, come accade in quei Dojo nei quali vengono ignorati i principi dell’Aikido. 

Ho apprezzato molto l’allenamento all’Aikikai Honbu per la velocità, la varietà e la formazione relativamente leggera svolta in quel luogo. 

Ciascuno dei Sensei aveva un approccio un po’ diverso, ma nel complesso non c’era più movimento rispetto allo Yoshinkan. 

Quando mi ci sono recato, dopo il mio periodo di lavoro a tempo pieno presso lo Yoshinkan Honbu, la gente correva letteralmente via da me! 

Ma dopo un po ‘mi ci sono abituato… e mi sono unito nella danza. 

Se è vero che Kisshomaru Ueshiba ha ridotto il numero di tecniche che suo padre insegnava, sono grato anche a lui, poiché sembrano essere più che sufficienti quelle rimaste. 

Kisshomaru Doshu avrebbe potuto mostrare un vasto repertorio di tecniche diverse in una singola lezione. Quante ne vorreste? 

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Anche se posso capire come mai qualcuno potrebbe considerare gli attacchi generalmente più morbidi e gli “atemi sussurrati” a volte incontrati nell’Aikikai meno realistici che altrove, non sono sicuro che l’argomento avrebbe resistito ad un’analisi più profonda. 

Chi può dire se un pugno potente che potrebbe spaccare i denti sia più “efficace” (nel contesto della pratica in un Dojo) che un cenno della mano o di un tocco per avvisare uke dell’esistenza di un apertura ad un eventuale atemi? 

Con l’idea che un attacco portato appieno sia maggiormente realistico di una versione più morbida, si potrebbe certamente discutere sul fatto che nessun attaccante competente nel mondo reale intenderebbe palesare la sua intenzione e seguire un unico attacco letale in modo così evidente. 

Ricercherebbe ovviamente la strategia più subdola possibile. 

Non che io sia contro l’allenamento di “un’attitudine”, è solo che i colpi più potenti non sembrano in definitiva più realistici come preparazione per la realtà di un gesto “ad onda” della mano… o, comunque, non molto di più (affermo questo non per avviare una discussione, ma per illustrare la futilità di litigare su questioni strettamente relative). 

Kenji Shimizu del Tendonkan amava dire che dovremmo “trovare le tecniche all’interno del movimento” e che sembra un approccio quasi musicale. 

Il tempo trascorso concentrandosi su colpi o prese potrebbe essere speso molto meglio imparando a muoversi, se il movimento è il nostro obiettivo. 

Ma c’è spazio per entrambi gli approcci, sicuramente.
Trovo gli esercizi sul Ki di Koichi Tohei eccellenti per il warm-up ed il miglioramento dell’equilibrio e la consapevolezza. 

La quasi totale assenza di infortuni nella Società del Ki è di per sé una testimonianza positiva della loro metodologia di allenamento, a meno che naturalmente si attribuisca all’Aikido il significato così perverso di contare le lesioni quale prova di efficacia. 

Io non accetto le critiche in merito alla superficialità degli insegnamenti di Tohei, giacché egli ha sempre affermato di non accettare i suoi principi intellettualmente ma di lavorare fisicamente su noi stessi attraverso un serio allenamento. 

Coloro che ridicolizzano l’allenamento sul Ki spesso hanno poca o nessuna esperienza della didattica di Tohei, anche se so della sua aperta critica ad altre Scuole (cosa nella quale egli è in compagnia) che non sono dirette nella sua prospettiva di cammini. 

Ricordo un episodio divertente ad una festa di Dojo quando qualcuno ha chiesto Tohei se poteva spostare un bicchiere d’acqua con il suo Ki. 

“Certo che posso”, rispose lui e allungò la mano per spostare l’oggetto… aggiungendo che, “la mente e il corpo sono un tutt’uno”. 

Per il mio ricordo, non ha mai affermato di essere in grado di proiettare qualcuno esclusivamente con Ki. 

Naturalmente, ogni sistema didattico potrebbe pretendere di essere completo in se 7 

stesso, e non sto necessariamente sostenendo una miscela di tutti loro.
E ‘solo che le mie esperienze mi hanno permesso di fare questa miscela in qualche 

misura e trovo che per me funzioni… e sembra funzionare per i miei studenti. 

Il considerare ogni sistema diverso come parte di un tutto più grande non sembra aver portato a nessun grande disastro irreparabile. 

Dobbiamo provare personalmente e cercare di vedere attraverso le diverse personalità dei migliori Sensei, apprezzandone la loro provenienza. 

Forse la problematica nella quale cadiamo in Occidente è nella quantità di tempo in cui ci aspettiamo che questo processo possa avvenire. 

I giapponesi sembrano più a loro agio con l’idea che ci si aspetti di trascorrere un certo numero di anni, se non decenni, in una qualsiasi Scuola prima che si possano capire in modo corretto le dinamiche. 

L’unica nota negativa si ha quando considerazioni “politiche”, rango e altri fattori costringono gli allievi a fare una scelta tra i diversi approcci, piuttosto che accettare senza pregiudizio ciò che di buono ciascuno ha da offrire. 

Le persone dovrebbero considerarsi fortunati se trovano un tipo di formazione e di didattica che si adatta bene al loro temperamento. 

Un grafico teorico del “temperamento marziale” con “Madre Teresa” a sinistra e “Mike Tyson” a destra, potrebbe essere utile per mostrare le personalità ed i temperamenti estremamente diversi che si trovano là fuori, ed aiuterebbe a decidere dove voi stessi decidereste di collocarvi sulla linea. 

Ma un tale schema sarebbe del tutto fuorviante se applicato senza riferimento alla filosofia di O’ Sensei. 

Sarebbe mono-dimensionale e noioso come la maggior parte delle teorie sull’efficacia. 

Ci dovrebbe essere anche una linea alto-basso supplementare, che rappresenti il potenziale umano del singolo – una sorta di ordito spirituale per considerare “la trama” fisica ed emotiva. 

C’è un cammino da seguire se vogliamo avvicinare l’obiettivo dell’Aikido, che non si differenzia dall’obiettivo di qualsiasi degli insegnamenti seri concernenti l’evoluzione mentale e spirituale dell’uomo. 

L’obiettivo è una conoscenza sperimentale del principio divino, una intuizione diretta della realtà spirituale e della consapevolezza del rapporto tra l’uomo e l’universo. 

E’ per scoprire chi siamo. 

Naturalmente più c’è ego individuale, meno ci sarà questa comprensione più profonda. 

Il che spiega perché, volendo essere forte e per proteggere il nostro ego, facciamo pochi progressi in amore o compassione. 

Invece di riconoscere la nostra ignoranza di ciò che veramente conta e fare qualche sforzo, 

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per quanto piccolo, per correggere ciò… passiamo il nostro tempo a discutere su tecnicismi, impantanati nel materialismo. 

Cerchiamo al di fuori di modi più efficaci di combattere o difendere noi stessi, anziché formulare all’interno un’ipotesi più opportuna, in linea con la prospettiva originale della “Via dell’Armonia”. 

Alla fine, si tende ad ottenere ciò in cui investiamo”. [David Lynch] 

E’ quindi così importante capire chi fa “il vero Aikido”?
E’ più importante comprendere se è efficace o meno… o è meglio impegnarsi a fare e 

basta? 

Il tecnicismo è un mezzo o un fine? 

E’ possibile avvicinarsi al goal dell’Aikido esclusivamente tramite un approccio tecnico? 

Ciascuno di noi può provare a riflettere e rispondere a questi domande… ed augurarsi di trovare le proprie risposte. 

Buona ricerca a tutti! 

Pubblicato da Shurendo a 11:14 Nessun commento: Link a questo post
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Bannen Aikido, Sorrento e Kumano: un trittico armonico che farà parlare molto di sé 

Come vi avevamo promesso qualche settimana fa, la nostra Redazione ha partecipato nello scorso week end 29/10-1/11/16 ad un evento italiano legato all’Aikido più unico che raro: Sorrento è stata la sua l’incantevole location! 

Eccovi il nostro breve report… 

Si è trattato, in realtà, non solo di un’evento, ma di una serie di eventi concatenati fra loro, ai quali siamo stati onorati di presenziare e partecipare attivamente in prima persona. 

Dovete innanzi tutto sapere che la città di Sorrento è gemellata con l’agglomerato urbano di Kumano, nella prefettura di Mie (JP) sin dal 29 novembre 2001: ricorreva quindi nei giorni il 15o anniversario di tale cerimonia, all’interno di una cornice ben più ampia che riguarda il nostro Paese ed i nostri fratelli del Sol Levante… ossia il 150o anniversario delle relazioni diplomatiche fra Italia e Giappone! 

Per questa occasione sono stati come al solito invitati numerosi personaggi ed artisti giapponesi, nella fattispecie dei musicisti di fama, estremamente interessati allo studio del mandolino napoletano… che in Giappone viene studiato – incredibile ma vero – da quasi un milione e mezzo di persone (ci hanno superato di brutto!!!). 

 

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La prefettura di Wakayama è anche quella che ha dato i natali al Fondatore dell’Aikido è quella adiacente a quella di Mie (i monti Kumano, patrimonio dell’umanità sancito dall’UNESCO, sono stati uno dei luoghi di pellegrinaggio preferiti da O’ Sensei!)… 

… in questa cornice politico-culturale, è stato anche presentato a Sorrento il 31/10/16 la traduzione completa di un makimono (letteralmente “cosa arrotolata”) originale ed inedito di Morihei Ueshiba, rinvenuto da una ragazza giapponese, nipote di un’allievo del Fondatore, che ha consegnato copia al Sindaco della città a simbolo dei rapporti di collaborazione ormai stabili fra Sorrento e Kumano. 

Di cosa si tratta? 

È un “moku roku”, ossia un’elenco di tecniche e di metodologie legate all’Aiki-Budo che Morihei Ueshiba rilasciava ai suoi allievi più fedeli, a segno della loro possibilità di insegnare ciò che avevano appreso dal loro Maestro. 

L’emozione di vedere di persona circa 10 metri di pergamena vergati a mano dal Fondatore nel 1927 è stata notevolissima!!! 

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Pare che il testo sia stato talvolta di difficile traduzione, forse per via del fatto che i linguisti dell’università “L’Orientale” di Napoli non avevano alcuna base conoscitiva rispetto a ciò che avevano sotto mano, quindi si sono lasciati trasportare da una traduzione letterale, che forse poco aveva a che fare con il linguaggio gergale ed estremamente da “addetti ai lavori” che è stato utilizzato. 

È stato anche dichiarato che in alcuni punti i “conti non tornavano” e la responsabilità di ciò è stata attribuita ad O’ Sensei stesso, che si sarebbe sbagliato in numerosi punti: pur non escludendo tale ipotesi, ci vien da dire che ve ne possono essere anche altre… come ad esempio che questa traduzione venga affiancata da un praticante esperto di Aikido o Daito Ryu, oltre che di lingua e cultura giapponese…! 

Ma il week end Sorrentino non finiva qui… 

Il Maestro ed amico Angelo Armano, 6o dan Aikikai, ha tenuto la cerimonia di apertura (Kagami Biraki) del suo nuovissimo ed ampio Dojo, organizzando uno stage internazionale di Aikido, che ha visto partecipare nel corpo insegnanti (oltre al Maestro Armano stesso) anche Yutaka Fujino Sensei, 6o dan e Tomomi Okabe Sensei, 5o dan… e numerosi praticanti giunti da diversi paesi esteri e da tutta Italia. 

2 giorni di lavoro intenso sulla forma e sul coraggio di trascenderla: in due parole sole “Bannen Aikido”, ossia uno stato d’animo nel quale la parte più autentica e profonda del sé si manifesta attraverso l’incontro con uke. 

Un allenamento intenso e profondo al quale è stato un privilegio partecipare!!! 

Il “Centro Metamorfosi – Shugyo Juku” di Sorrento sarà da ora aperto per ospitare lezioni quotidiane di Aikido, così come seminar e stage residenziali… che daranno a chiunque lo desideri l’opportunità di affacciarsi, abbracciare o stringere ulteriori importanti legami e scambi con questa affascinante e splendida disciplina. 

Ci siamo sentiti particolarmente vicini a questo evento, giacché a nostra volta siamo partiti poco più di 2 mesi fa con la stessa avventura presso l’Hara Kai Dojo di Torino, quindi ci viene più che spontaneo augurare al Maestro Armano tantissima fortuna e prosperità per il suo importantissimo progetto! 

Ma non siamo ancora giunti alla fine di questa straordinaria esperienza… 

In occasione di questo week end di iniziative culturali e sportive, abbiamo avuto il piacere di essere invitati all’apertura della mostra di Shodo della Maestra giapponese Minako Kobayashi, che rimarrà visitabile fino al prossimo 6 gennaio 2017 presso l’Istituto Comprensivo Torquato Tasso di Sorrento. 

Il tema era “l’incontro”: con pochi ed essenziali tratti è stato egregiamente descritto dall’artista il tema dell’incontro fra sé e sé, dell’incontro con l’altro, fra culture differenti (da 

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alcuni anni gli allievi dell’Istituto Tasso hanno scambi con studenti delle Scuole di Kumano, quindi è anche presente una mostra fotografica che mostra i momenti salienti di questi scambi umani e culturali)… 

… toccando in modo marcato anche principi e tematiche particolarmente care al mondo dell’Aikido 

da “Ware wa uchu nari” (“Io sono l’Universo”), a “Aikido” (scritto con il kanji 愛 “amore”, anziché 合 di “armonia”, un gioco di omofoni talvolta utilizzato dal Fondatore stesso).
Un momento che apre il cuore e che fonde la cultura e la tradizione giapponese più elegante con l’occidente al quale siamo abituati quotidianamente (tutte le opere sono state realizzate su carta da disegno normale e non su carta di riso). 

É stato presentato il progetto che per il secondo anno ha visto l’Aikido entrare nelle scuole e diventare una preziosa risorsa di crescita per alunni ed insegnanti insieme… 

Ed infine, ma non per ordine di importanza, è stato presentato il libro “Bannen Aikido” del Maestro Angelo Armano, edito da Valtrend Editore. 

Noi eravamo fra i relatori di questa conferenza stampa, tenutasi nella Sala Consigliare del Comune di Sorrento, quindi possiamo raccontarvi piuttosto bene cosa ci siamo detti. 

Bannen Aikido è un testo molto particolare, poiché sotto forma di dialogo fra tre personaggi (Tamashi, – il maestro saggio, Baka – l’allievo esperto ed un po’ matto, e Junpei – il novizio inesperto con la tendenza ad intellettualizzare un po’ troppo) si passano in rassegna le grandi tematiche inerenti l’Aikido. 

Si tratta di un testo coraggioso ed utile! 

Coraggioso, perché ha l’ardire di spingersi fino a dove spesso la “sacra tradizione” dell’Aikido non osa fare, proprio per la sua naturale tendenza e forse bisogno di conservare o proteggere qualcosa. Proteggere tuttavia diviene chiaramente – ad un certo punto – talvolta una scusa per non evolvere e quindi non permettere alla metamorfosi interiore di manifestarsi attraverso le nostre azioni… sul tatami, come nel quotidiano. 

Leggendo Bannen Aikido, è possibile imbattersi in aneddoti inerenti il Fondatore, i suoi allievi più diretti che lo hanno fatto conoscere al mondo (Michio Hikitsuchi, Nobuyoshi Tamura, Morihiro Saito, Hideo Hirosawa, Hiroshi Tada, Itsuo Tsuda, Motomichi Anno… solo per citarne alcuni), ma anche in fisici, filosofi, mistici, scrittori, famosi esperti di Budo (Wolfgang Pauli, Carl Jung, Friedrich Nietzsche, James Hillman, Gustavo Rol, Chuang Tzu, Martin Heideger, 

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Giordano Bruno, Dante Alighieri, William Blake, Shigeru Egami, Myamoto Musashi): il panorama culturale dei confronti offerti diremmo che è piuttosto ampio e ben assortito! 

Si parla di “Aiki”, “musubi” (collegamento, annodamento”), “michibichi” (condurre), “masakatsu agatsu” (“vera vittoria, vittoria su di sé”), “shugyo” (percorso, pellegrinaggio)… ma soprattuto si viene messi a nudo – se vogliamo – smontando quelle certezze immutabili che spesso ergiamo a difenditrici di quello che siamo stati, e che di fatto, ci impediscono di diventare quello che vogliamo essere. 

Capirete quindi che si tratta anche di un libro mondo utile: in Aikido spesso si sprecano grasse parole sulla filosofia, ma pochi sono poi di fatto i protagonisti di quella metanoia che chiunque infondo anela. Non pratichiamo di certo per rimanere inalterati dalla pratica, ne – tantomeno – imbruttiti! 

Il Maestro Angelo Armano, con audace semplicità, ci parla indirettamente della SUA metanoia attraverso i personaggi di questo libro e di quello stato di cose delle quali si può parlare SOLO per esperienza diretta… e non per sentito dire. 

Angelo, senza timore, ci fa entrare in quello che lui è, non in quello che sa… ed è questa il principale elemento di coraggio ed utilità di questo formidabile testo: è una testimonianza attiva di quanto è potente “il dentro” quando si armonizza completamente e si esprime “nel fuori”. 

Bannen Aikido non è forse un libro facile, anche se crediamo sia semplice: è uno di quei testo che forse è da leggere e poi rileggere, poiché è un “libro in divenire”… che accompagna il lettore nella PROPRIA trasformazione e la specchia fedelmente. 

Un’opera ammirevole, e non è l’amicizia che ci lega al Maestro a farcelo affermare, quanto l’aver constatato che nel mare di pubblicazioni “copia ed incolla” o i volumi fotografici dei maestroni che pretendono di spiegarci l’Aikido per fotogrammi… esiste ancora qualcuno che ha qualcosa di inedito e molto interessante da dire su questa straordinaria disciplina… 

… qualcuno che ha consapevolezza di quanto possa essere importante e ispiratrice la propria testimonianza più autentica!!! 

 

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