Una stella di prima grandezza nel firmamento degli artisti Zhao Mengfu

Zhao Mengfu 趙孟頫 (1254-1322), discendente dalla famiglia imperiale Song, è stato un importante pittore, calligrafo e sigillograffo, ed era un buon musicista e poeta. Fu un vero artefice delle arti dei letterati durante la dinastia Yuan. L’arte cinese durante gli Yuan, nonostante l’ostilità e la diffidenza dei mongoli verso i sudditi cinesi, che portò all’abolizione degli esami per accedere alle cariche pubbliche ai letterati, fiorì e intraprese percorsi innovativi. Questo grazie anche a personaggi come Zhao, che garantirono il perpetuarsi della cultura autoctona. La distanza che i mongoli tenevano con i loro sudditi cinesi consentì a un suo coetaneo, lo straniero Marco Polo (1254-1324), di essere consigliere e ambasciatore di Kublai Khan, l’imperatore Shizong 世宗 (r. 1260-1249).

Calligrafia

Grazie all’eredità culturale della sua famiglia, Zhao Mengfu poté perfezionarsi su rari manoscritti antichi. Studiò la tradizione dei Due Wang, i maggiori calligrafi Tang, Huang Tingjiang e l’imperatore Gaozong della dinastia Song. Scelse di scrivere in uno stile delle forme normale e corrente che, secondo la tendenza del tempo, strutturalmente più semplice dei modelli Tang esprimeva eleganza e fluidità, alla ricerca della freschezza e della spontaneità dell’antica tradizione dei Jin. Si dedicò in maniera proficua anche a studi epigrafici, come dimostra il suo Trattato dei mille caratteri in sei forme (Liuti qianziwen六體千字文) in zhuan maggiore, zhuan minore, scrivani, corsivo antico, normale e corsivo. Allora non erano disponibili esempi di zhuan maggiore come oggi grazie a ritrovamenti archeologici, per cui ne elaborò una versione ideale sulle notizie recuperabili al suo tempo così, per mostrarne l’arcaicità lo eseguiva con tratti dalle entrate e uscite visibili, non nascoste come sono nel zhuan minore. In quanto al zhuan minore, ne abbiamo suoi esempi che ci mostrano una grande padronanza, degno erede della lezione di Lin Yangbing (VIII sec). Lin Yangbing, che aveva recuperato il più autentico spirito Qin del zhuan minore, eliminando errori accumulati nei secoli, è noto per essere parente del grande Li Bai, del quale curò la prima edizione delle poesie. Mentre l’interpretazione del corsivo antico di Zhao, cioè quello della dinastia Han, è notevole per la consapevole scorrevolezza con la quale lo scriveva in un’epoca nella quale non c’era ancora attenzione per le forme grafiche arcaiche, popolari e anonime, che saliranno alla ribalta solo nel XVIII secolo, con la nascita della Scuola delle steli. Lo stile calligrafico di Zhao fu ammirato non solo durante la vita, a pochi anni dalla sua scomparsa la sua forma normale divenne un modello per i caratteri da stampa, ma ebbe un grande seguito anche in Corea e Giappone. Durante l’ultima dinastia Qing, nell’eclettismo dominante il suo esempio era ancora apprezzato, come dimostra il detto “La base in Yan Zhenqing, l’aspetto di Zhao Mengfu, lo spirito di Dong Qichang”. La sua figura e la sua opera però non sono state esenti da critiche per l’aver collaborato con gli invasori mongoli, servì sotto quattro imperatori Yuan, fino a diventare un alto funzionario, ritenendolo per questo un individuo debole che di conseguenza produceva calligrafie strutturalmente fragili, senza vigore e monotone. Questa critica si accentuò alla fine della dinastia Ming, quando la Cina stava cadendo sotto la pressione dei mancesi che fondarono la dinastia Qing. I suoi detrattori, a dimostrazione del suo carattere debole, riportavano il fatto di non aver avuto concubine, come ogni buon cinese di elevata posizione, per seguire i desideri di sua moglie Guan Daosheng (1262-1319), che non le accettava come faceva ogni brava e ubbidiente sposa del Paese del Centro. Ci preme rendere noti i motivi che spinsero Zhao a seguire i desideri di Daosheng, che mostrano ai nostri occhi un uomo sensibile e di notevole coraggio per il suo tempo. Innanzitutto questa donna era ben istruita, era una buona poetessa e calligrafa e un’eccellente pittrice ad acqua e inchiostro, che aveva, cosa inconsueta a quel tempo, un profondo rapporto intellettuale con il proprio compagno. Per queste ragioni, cosa inusitata, Zhao la portava con se nei suoi viaggi di lavoro e studio. Quando Zhao raggiunse una elevata posizione sociale, fu caldamente spinto a scegliersi una concubina. La ragione del suo rifiuto nacque dall’amore che Daosheng gli mostrò con un piccolo poema scritto nell’occasione, che possiamo così riassumere: “ lui e lei, indissolubilmente legati l’uno all’altro, erano in origine due statuine d’argilla, si erano rotte e i pezzi furono rimpastati insieme. Con questo nuovo impasto furono rimodellate due figure in modo che lui si trovasse nella sostanza di lei e lei in quella di lui.”

Pittura

Come pittore, Zhao era capace in diversi generi: pittura di personaggi e cavalli di fattura minuziosa e riccamente colorati e pittura di bambù, alberi e rocce ad acqua e inchiostro. Il primo genere rifletteva lo stile dei pittori professionisti di corte, che lui riallacciava stilisticamente alla precedente pittura Tang, ma innovandola arricchendo la pittura di personaggi con quella di paesaggio. Il secondo, nello stile libero della scuola dei letterati, gli consentiva di esprimere i suoi sentimenti di uomo rattristato sotto lo straniero con la rappresentazione di paesaggi ampi, immateriali e desolati, invernali. Zhao Mengfu ha avuto la capacità di modernizzazione la pittura ad acqua e inchiostro, applicando le tecniche calligrafiche al paesaggio l’ha trasformata in una nuova espressione artistica. Ha portato nel paesaggio un nuovo tipo di immagini, al di là della descrizione fisica, permeandolo di significato spirituale. Un ragguardevole esempio del suo contributo all’evoluzione della pittura cinese è il rotolo Due pini, distanza in piano (Twin pines, level distance), conservato nel Metropolitan Museum of Art di New York, dove trasforma la pittura in un equivalente della calligrafia. Concentrandosi sul potenziale espressivo di pennello e inchiostro la trasforma in un’esplorazione di se stesso. Del suo ruolo di innovatore era consapevole, come ci rivela questa poesia presente in una sua pittura presente nel Museo del Palazzo della Città Proibita di Pechino, nella quale tra i primi teorizza le relazioni tra calligrafia e pittura:
Pietre come bianco accidentale alberi come Zhou, per disegnare i bambù bisogna sapere bene gli otto metodi. Se qualcuno può capire questo, sa che scrittura e pittura a dire il vero sono la stessa cosa.
石 如 飛 白 木 如 籀
Shi ru feibai mu ru Zhou
寫 竹 還 於 八 法 通
xie zhu hai yu bafa tong
若 也 有 人 能 會 此
ruo ye you ren neng hui ci
方 知 書 畫 本 来 同
feng zhi shu hua benlai tong
Il “bianco accidentale”, feibai飛白, è frutto di una pennellata veloce, disattenta, che lascia spazzi vuoti nella traccia dell’inchiostro. La tradizione vuole che l’origine di questa tecnica calligrafica, ampiamente usata in pittura, risalga a Cai Yong蔡邕 (132-192), calligrafo, musicista, astronomo e primo grande teorico della calligrafia. La mise a punto dopo aver visto un servo scrivere dei grandi caratteri su una porta, velocemente e senza attenzione con un rozzo pennello. Mentre “Zhou” è Shi Zhou 史籀, lo storico che attuò una prima riforma della scrittura alla fine dei Zhou occidentali, all’origine della scrittura zhuan maggiore, per volere del re Xuan (r. 827-782 a.C.). Gli “otto metodi” derivano da “otto metodi del carattere eternità”, yongzi bafa 永字八法, cioè le otto manovre del pennello utili a scrivere il carattere 永, che danno ragione degli otto tratti fondamentali usati per costruire i caratteri nella forma normale. Scrivere composizioni poetiche negli spazi delle pitture, nelle quali il letterato esemplifica il loro contenuto, consuetudine che vide in Zhao uno dei suoi iniziatori, sarà una conquista che si perpetuerà nella seguente storia dell’arte cinese. La sua pittura è stata guardata con ammirazione dalle generazioni posteriori, come testimonia l’influente artista e critico Dong Qichang (1555–1636) nei suoi scritti. Suo figlio, Zhao Yong (1289-?) fu anche un artista di talento, capace sia nella pittura di cavalli e personaggi che di paesaggio e di fiori e uccelli, la sua opera eredita la lezione stilistica del padre e la sensibilità della madre.

Sfragistica

Forse il suo più grande contributo, Zhao, lo ha dato nel mondo dei sigilli, anche se in Occidente viene ignorato. Uomo di grande cultura e talento, era un fine conoscitore di reperti archeologici, in particolare di sigilli. In questo campo fu un vero pioniere, infatti è grazie anche al suo contributo se, dopo secoli di sperimentazione, nel XV secolo si affermò lo zhuanke. Per primo fece dello studio dei sigilli una vera scienza estetica pubblicando un testo con le impronte di sigilli antichi , Zhou, Qin e Han, presenti nelle più note collezioni di reperti antichi dei suoi contemporanei , intitolato Storia dei sigilli (Yinshi印史), nel quale stabiliva definitivamente che quelli della dinastia Han erano così perfetti da costituire il modello classico di riferimento per i letterati che si dedicavano all’arte sfragistica. Concetto ancora oggi ritenuto valido. Altra sorpresa, in un epoca ancora lontana dalla nascita dello zhuanke, da una sua lettera conservata nel Museo del Palazzo di Pechino, si desume che incidesse sigilli per altri. Anche se non ci rivela quale materiale usasse. La sua influenza nel mondo dell’arte dei sigilli è stata rilevante, in particolare riguardo a quelli con i segni rossi, in rilievo, aprendo la strada a un nuovo e raffinato gusto estetico. Dalle impressioni pervenuteci dei suoi sigilli con i caratteri in rilievo si nota uno stile innovativo, emancipato dalle convenzioni dei sigilli antichi: sono perfetti ed eleganti, con i tratti dei caratteri sottili e curvati in modo naturale e grazioso, dovuti alla sua grande conoscenza del zhuan minore. I segni rossi dei suoi sigilli erano detti “caratteri rossi Yuan”, Yuanzhu wen 元朱文, o “caratteri rossi rotondi”, yuanzhu wen 圓朱文, che indicano i loro motivi rossi, con i caratteri dai sottili tratti rotondeggianti, ammirati e imitati dalle generazioni posteriori.

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