L’Aikido sospeso nel limbo temporale

Tra una moltitudine di pensieri e preoccupazioni preoccupazionig atti ad elaborare gli eventi che hanno travolto tutti noi, il tempo a disposizione ci ha permesso anche di fare riflessioni su molti aspetti dell’aikido che per molti di noi è, di fatto, parte della nostra vita.

 

Questo tsunami inaspettato sta operando una selezione, uno sfoltimento di tutti i corsi di aikido attivi in giro per il mondo. Un vuoto temporale forzato che creerà un vuoto sui tatami, in particolare di coloro che non hanno avuto il tempo materiale di recepire dentro di sé questa disciplina, o che più semplicemente non hanno fatto in tempo a trovare in sé l’entusiasmo necessario per accenderlo a passione e quindi iniziare a coltivarla per crescere con essa.

 

Coloro invece che si adoperavano per risvegliare questo sentimento negli allievi per permettere che questo sbocciasse in una nuova fonte che sarebbe poi andata ad alimentare l’eredità che O’Sensei ci ha lasciato, avranno un gran da fare. Si dovrà ricostruire quanto è andato perso, ma proprio per questo potremmo sforzarci di vedere gli eventi in una luce positiva.

 

In una prima fase si è visto un tentativo generalizzato di tenere il dojo unito seppur fuori dal tatami, poi l’entusiasmo è andato via via scemando, le vicissitudini hanno preso il sopravvento e l’aikido è andato sospeso nel limbo, un limbo dal quale tornerà molto gradualmente e solo quando la voglia di normalità riuscirà ad avere la meglio sul distanziamento sociale. E nel Frattempo? Nel frattempo si sono delineate varie situazioni.

 

Non posso innanzitutto esimermi dall’esprimere solidarietà per coloro che fanno dell’insegnamento la loro professione, per la difficoltà dei problemi che stanno affrontando e l’elaborazione delle soluzioni escogitate.

 

Parlando più in generale di coloro che sono arrivati a questo momento storico forti di tanti anni di esperienza, o comunque con un’esperienza tale da poter dire che l’aikido è così naturalmente personale ed intrinseco da non discostarsene mai, questa esperienza rappresenta un opportunità per vedere l’aikido da altri punti di vista. Parlo di persone che in ambito aikidoistico molti di noi ricercano come guida.

 

Guida, si perché se è vero, come si dice sovente, che l’aikido che impariamo sul tatami è solo la punta dell’iceberg, ebbene approfittiamone, cerchiamo di vedere cosa c’è sotto il livello dell’acqua!non limitiamo alla pratica fisica.

 

Personalmente mi sono avvalsa di questa situazione per approfondire l’aspetto filosofico dell’aikido leggendo le frasi di O’Sensei e a volte condividendole con i miei. Notevole l’attualità dei suoi pensieri, l’universalità dei suoi principi, innovativi allora, spesso tuttora; notevole la forza di carattere che traspira da ogni sua parola. Se bene mi rendo conto di non riuscire ad apprendere appieno ogni cosa, sento già il bisogno di scoprire di più la cultura e le discipline da cui tutto è nato. La ricerca della semplicità è l’insegnamento che ne traggo. Ho trovato anche una certa similitudine tra gli eventi attuali e la scelta di vita di O’Sensei che si è appartato nell’Iwama di quei tempi, e la durezza delle prove quotidiane che ha scelto di affrontare. Poca cosa in confronto i sacrifici temporanei che dobbiamo sopportare in questo frangente, un grande esempio di compostezza per tutto quello che ci aspetta. Ecco la Guida. Alcuni amici insegnanti più avanti nel loro percorso sfruttano i webinar per fare lezioni di zen, di meditazione o di discussione, così facendo mantengono il gruppo unito e rinnovano l’interesse di tutti, ma il bello è che lo fanno per se stessi, perché è semplicemente naturale, è il modo più sano ed efficace di insegnare e trasmettere la propria passione. Passione che invece che non ho visto in altri che sono completamente scomparsi, con mia massima delusione.

 

Una situazione da menzionare invece con una certa gratitudine è quella che vede alcuni maestri la cui passione è tale da riuscire ad organizzare lezioni on line di pratica, di bukiwaza ma non solo, nonostante le grandi difficoltà che questo comporti, e non mi riferisco agli spazi a disposizione spesso limitati.

 

Questo tipo di lezione è difficile per molteplici ragioni. Per l’insegnante si presenta un gran lavoro preliminare per prepararsi in maniera efficiente ad una spiegazione adatta al più ampio numero di allievi, di vario livello. Infatti queste lezioni sarebbero poco accessibili ai principianti in quanto immaginare il proprio uke nelle tecniche di taijutsu richiede una certa esperienza. Dunque minore l’esperienza della platea, maggiormente dettagliata dovrà essere l’esposizione del maestro. L’impegno è indubbiamente notevole da entrambe le parti. Sebbene questo tipo di lezione non sostituirà mai la pratica sul tatami INSIEME (che bella parola) a tanti uke che si avvicendano davanti a noi, se ne può intravedere la grande utilità:

 

come descrissi già in un altro articolo, vi sarà capitato di avere davanti a voi dei flash, come delle fotografie, dove vi saltano agli occhi dei dettagli che vi impediscono persino di vedere la tecnica di cui fanno parte, ebbene in queste lezioni questo fenomeno mi pare amplificato, si potrebbe sviluppare per diversificare la lezione, proponendo spunti di discussione. Un’opportunità di correggere errori frequenti, alcuni rilevanti altri meno ma ugualmente importanti, che altrimenti non si presenterebbe .

Nel frattempo… nel frattempo, tra una lezione e l’altra nella quale dedicarsi agli altri, coloro che sono ANCHE aikido, attendono serenamente il momento in cui si ritroveranno sul tatami con i soliti irriducibili, con i quali condivideranno ancora la stessa passione, il senso di appartenenza e lo stesso sentimento di speranza.La positività che ha sempre distinto il praticante di aikido, che dal tatami si irraggia su tutti gli aspetti della sua vita quotidiana sarà ancora più forte allora, questa FORZA, questo ordine mentale, permetterà di riflesso di apportare benefici alla società che tanto ne avrà bisogno, questa FORZA vedrà ancora una volta i veri maestri attendere pazientemente coloro che varcheranno la soglia del dojo per la prima volta. …e così la storia riprenderà il suo corso.

 

Nadia Valeruz

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