Aikido: yonkyo e i punti di pressione

Aikido: yonkyo e i punti di pressione

Tutti gli aikidoka conoscono a memoria il nome delle tecniche apprese durante la pratica.

Ikkyo, nikkyo, sankyo, yonkyo, gokyo sono un elenco di parole giapponesi che per agevolarne la memorizzazione, associo in modo un pò irriverente ai nani di Biancaneve. Per la maggior parte degli aikidoka, il secondo insegnamento nikkyo è una leva al polso estremamente dolorosa mentre yonkyo è una tecnica controversa a causa della difficoltà nel metterla in pratica dato che si tratta di una pressione esercitata in una zona dell’avambraccio che nulla ha a che fare con una leva articolare.

Prima di parlare di questo misterioso punto yonkyo, trovo utile fare un cenno al concetto di punti energetici: gli tsubo in giapponese o xue wei in cinese. Questi quasi 400 punti, sono localizzati a livello dermico e distribuiti su tutto il corpo ma soprattutto in corrispondenza delle linee energetiche, i meridiani.

Punti di pressione energetica

È attraverso la stimolazione di questi punti con pressioni, aghi o calore, che è possibile mettersi in contatto con la componente energetica che secondo la Medicina Tradizionale Cinese (MTC), regola la salute di tutti noi. Lo sanno bene i professionisti che utilizzano le tecniche di agopuntura, shiatsu o moxibustione. Ciascuno di questi punti è collegato a uno o più organi interni e naturalmente li influenza e ne è influenzato.

Le regole della Medicina Tradizionale Cinese, che è la matrice su cui ci si basa nella stimolazione dei punti energetici, sono estremamente complesse e allo stesso tempo semplici.

Le numerose regole che aiutano il terapista nella strategia da seguire per la stimolazione dei punti e dei relativi meridiani allo scopo di migliorare e mantenere una buona circolazione energetica, si riassumono semplicemente nel Tao, conosciuto come il simbolo che rappresenta il dualismo tra due forze opposte e complementari: lo Yin e lo Yang.

La circolarità degli eventi, la generazione degli opposti e complementari, il controllo, il mutuo consumo, la trasformazione, sono alcune delle leggi che regolano il costrutto filosofico su cui si basa la MTC e le regole dei cinque elementi considerati da questa filosofia di vita, acqua, terra, fuoco, legno e metallo.

Esistono altre discipline che si basano sull’utilizzo di questi punti. Il Kyusho, ad esempio, è un metodo che considera alcuni punti particolarmente sensibili come obiettivi da colpire per influenzare l’aggressore.  Il Kiatsu, ideato da Koichi Tohei fondatore del Ki Aikido, è una forma di terapia che utilizza il KI. Anche il Kuatsu è un’altra metodica derivante dai trattamenti tradizionali asiatici ideata per la rianimazione.

Anni fa ho assistito ad un corso in cui si spiegavano alcuni punti di Kyusho e di Kuatsu. E’ stata un’esperienza piuttosto concreta visto che è stato necessario far perdere i sensi ad un allievo del maestro per poi rianimarlo e non mi sento di poter dire di aver sperimentato qualcosa a livello energetico. Se le tradizionali pratiche orientali con semplici pressioni hanno la capacità di stimolare il corpo mobilizzando le energie dei meridiani, dobbiamo chiederci cosa significa studiare i punti energetici nell’Aikido o praticare auto trattamenti su zone, articolazioni e punti durante la pratica dell’aiki-taiso.

Ma allora yonkyo esiste?

Veniamo al nostro yonkyo che si manifesterebbe nel tekubi osae (pressione sul nervo radiale).

Questa tecnica per molti aikidoka è motivo di frustrazione perchè, nonostante le spiegazioni più o meno dettagliate, non riescono a trovare il punto su cui fare pressione, o meglio, non riuscendo a provocare dolore pensano erroneamente di non averlo trovato.

Non esiste un punto preciso su cui si effettua la pressione: un conto è la teoria e un conto è la pratica.

Le variabili che intervengono nella esecuzione di yonkyo sono davvero numerose:

• le dimensioni della mano che effettua la pressione

• la posizione della base metacarpale della prima falange che è la vera responsabile della pressione

• la dimensione dell’avambraccio di chi subisce la tecnica

• la morfologia osteo-muscolare

• il decorso del nervo radiale

• il decorso del nervo mediano

• il grado di tensione della muscolatura

• la rotazione dell’avambraccio

• varianti anatomiche

…..

La presa dell’avambraccio ricorda un pò la presa del Jo o del BoKen e la pressione viene esercitata con appoggio sulla base ossea della prima falange metacarpale. Sembra che l’origine di questa tecnica derivi dal fatto che gli spadaccini giapponesi dell’epoca, avessero la muscolatura degli avambracci piuttosto sviluppata con il risultato che nel brandire la katana a pugni stretti, muscoli e nervi risultavano più esposti e quindi più sensibili ad una eventuale pressione localizzata.

Questo potrebbe essere uno dei motivi che giustificherebbe le difficoltà di identificare questo misterioso punto yonkyo, soprattutto su avambracci femminili o di persone particolarmente esili, sulle quali a volte si infierisce con troppa forza sperando di trovare il punto segreto di Hokuto. Coloro che si vantano di non subire questa tecnica, non sono dei samurai e non sono stati addestrati da scuole segrete di ninjutsu per sopportare dolori atroci, ma hanno probabilmente una condizione morfologica più favorevole che li agevola e li avvantaggia nei confronti di questa tecnica. Oppure più semplicemente, tengono la mano rilassata e aperta mentre subiscono la tecnica, avvertendo così meno dolore.

L’anatomia di yonkyo: sfatiamo un mito

Yonkyo non è così utile per disarmare un contendente dalla presa di un’arma. È doveroso fare una precisazione anatomico-fisiologica: la compressione della zona muscolo-tendinea dei muscoli flessori della mano, porta a una retrazione tessutale con il risultato della chiusura della mano e non dell’apertura. Prova a comprimerti la zona del tuo avambraccio e vedrai le tue dita richiudersi su se stesse.

La zona di pressione può coinvolgere il nervo radiale o il nervo mediano; questa pressione può risultare particolarmente dolorosa quando qualche terminazione nervosa viene compressa, ma alcune volte può bastare la compressione del fascio muscolo-tendineo dell’avambraccio dove sono presenti altrettanti recettori sensoriali sensibili alla pressione.

Considerate che la pronazione dell’avambraccio durante la tecnica, fa ruotare l’osso radiale sull’ulna e conseguenti strutture neuro-vascolari  che risultano dorsali non ventrali, dove si effettua la pressione.

Esaminate le strutture anatomiche contenute in uno spazio ridotto su cui si esercita spesso una pressione eccessiva, consiglio di prestare attenzione visto il passaggio di strutture vascolari come la vena radiale o l’arteria radiale, regione di rilevazione e valutazione del polso arterioso.

Spesso il risultato che si ottiene da un allenamento sbagliato alla ricerca del punto è il seguente:

Se il risultato è un bel livido significa che la pressione ha leso dei capillari e ha influenzato la circolazione sanguigna piuttosto che quella energetica. Inoltre, come si può vedere dall’immagine, non siamo proprio a 3 cm dalla piega del polso come descritto nei manuali e la zona si sovrappone più al nervo mediano che a quello radiale.

Due considerazioni: Non ha alcun senso passare il tempo a schiacciarsi gli avambracci a vicenda nella speranza di trovare il punto doloroso. Non è questo il modo di cercare la zona e soprattutto dopo diversi minuti di pressione, vi garantisco che il dolore lo proverete perchè si diventa più sensibili, con il risultato di un bel bollo blu tatuato per qualche giorno sull’avambraccio. Dopo una lezione sullo yonkyo confronta i tuoi avambracci con quelli dei tuoi compagni di pratica e scoprirai quante differenze ci sono tra i diversi lividi.

Domandatevi il senso di tutto questo.

L’accenno alla componente energetica è necessaria perché è evidente come essa si sovrappone all’anatomia, quindi è praticamente impossibile agire su una senza relazionarsi con l’altra.

Per quanto riguarda l’aspetto energetico, il decorso dei meridiani di Polmone e di Ministro del Cuore potrebbe vedere interessati alcuni loro punti come il punto 5 di Ministro del Cuore (chiamato intermediario o spazio del messaggero) localizzato a circa 3 cun sopra la piega trasversa del polso o un punto prossimale al 7 (chiamato sequenza spezzata) del meridiano di Polmone. È possibile eseguire yonkyo anche in regione dorsale dell’avambraccio così come a livello mediale della tibia, in corrispondenza del punto 6 del meridiano di Milza, chiamato punto dei 3 yin dove si incontrano i meridiani di Milza, Rene e Fegato.

Anche questo punto è piuttosto doloroso quando è compresso e può far cadere a terra una persona. Probabilmente il dolore è dovuto alla compressione del bordo mediale del muscolo soleo a livello dell’osso tibiale.

Una riflessione in merito ai tempi di esecuzione: se le stimolazioni dei punti energetici ad opera di un ago o di un sigaro di moxa richiedono minuti e non frazioni di secondo, cosa può accadere dunque, durante l’esecuzione di uno yonkyo? Dubito ci possano essere delle ricadute così evidenti da far esplodere il compagno come fa Kenshiro nel cartone animato Ken il guerriero!

Tuttavia il trattamento dei punti energetici qualche effetto lo dovrà pur avere dato che la Medicina Tradizionale Cinese è una pratica che da millenni cura le persone con aghi, calore, dietetica, massaggi, ginnastica e visto che i cinesi sono ancora vivi, qualche merito lo avrà?!

Le principali zone energetiche su cui agiscono le leve articolari

Le regioni interessate dalle tecniche di Aikido riguardano principalmente le estremità degli arti superiori, a livello prossimale delle articolazioni e in alcuni casi, anche relativamente agli arti inferiori, come ad esempio lo yonkyo sulla gamba citato in precedenza.

Le due immagini qui sotto, rappresentano  le zone di maggiore interesse energetico relativamente ai cosiddetti Punti Shu Antichi.

Questi punti ricoprono un ruolo di primaria importanza nella MTC grazie alle importantissime applicazioni nel campo terapeutico.

Sono chiamati Punti Shu Antichi perché citati nel Libro Classico dell’Imperatore Giallo. Sono situati nelle aree comprese tra le dita delle mani e i gomiti e tra le dita dei piedi e le ginocchia.

In questi punti l’energia è più superficiale che nel resto del corpo e scende in profondità progressivamente partendo dalle dita e andando verso le ginocchia e i gomiti.

L’energia viene paragonata ad un fiume che parte dal Punto Pozzo che corrisponde alla punta delle dita, dove l’energia è superficiale, fino a diventare sempre più largo ed arrivare al Punto Mare in prossimità dei gomiti e delle ginocchia, dove l’energia penetra in profondità.

La teoria della circolazione energetica nella MTC è che i meridiani Yin portano energia dall’interno verso l’esterno mentre i meridiani Yang fanno il contrario.

Nel caso però dei punti Shu va specificato che la logica di questi punti segue sempre la direzione dalle dita verso i gomiti e le ginocchia indipendentemente dal verso dell’energia dei meridiani.

Quando tocchiamo una persona, quando effettuiamo una leva articolare o una pressione su una parte del corpo, stiamo agendo su sistemi più complessi, più importanti del singolo punto o di una articolazione.

È necessario esprimersi con l’Aikido anche in funzione della salute propria e dei compagni di pratica.

Personalmente nell’eseguire uno yonkyo non mi pongo come obiettivo quello di fare male all’avambraccio del compagno, lasciandogli un livido, ma di controllare, attraverso di esso,  il suo gomito, la spalla e il suo asse di lavoro, così da gestirne l’equilibrio fino a metterlo a terra. È attraverso il controllo delle articolazioni contigue la chiave del controllo, non il dolore.

La prossima volta che ti accingerai a fare yonkyo o qualunque altra tecnica pressoria o articolare, presta attenzione a quello che fai basandoti sulla tua sensibilità e al risultato che vuoi ottenere.

 

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Aldo Raul Garosi
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