Introduzione alle arti cinesi della scrittura e dei sigilli

Introduzione alle arti cinesi della scrittura e dei sigilli

di Nicola Piccioli

Segretario Generale dell’Associazione Internazionale Calligrafi in Italia, membro della Federazione Internazionale Calligrafi a Pechino e della Japanese High School Shodo Association, dell’AIAS (Art of Ink in America Society) e dell’Art of Seal Carving Association di Los Angeles, con Paola Billi ha istituito la FeiMoSchool, la prima scuola cinese di calligrafia e sigillografia in Italia

 

 

 

Immagine elaborata da Bruno Brugnoli, evoluzione del carattere Han di cielo-tian 天 (ten in giapponese) jiaguwen 甲骨文, jinwen 金文, da zhuan 大篆, xiao zhuan 小篆書, lishu 隶书, kaishu 楷书, xingshu 行书, caoshu 草书

 

L’arte della scrittura cinese, durante la sua plurimillenaria storia, ha acquisito tutta una serie di valenze che le hanno dato quell’energia che non coinvolge solo chi la segue, ma anche chi l’ammira.

La sua ricchezza e profondità semantica sono uniche, un calligrafo estremo orientale, per essere degno di questo nome, non solo inizia la sua formazione studiando la classica forma “normale” di uno dei grandi maestri della dinastia Tang, ma deve conoscere e dominare tutte le forme di scrittura han apparse fino dalle origini. Da non dimenticare poi il suo legame con la letteratura, in particolare con la poesia, e successivamente con la pittura. Le origini mitologiche della scrittura rivelano molto di quello che i cinesi pensano e sentono nei riguardi della calligrafi. L’invenzione dei caratteri è attribuita a Can Jie, indovino dell’imperatore mitico Huangdi considerato uno dei principali artefici della civiltà cinese; Cang Jie aveva due paia di occhi atti a scrutare i fenomeni del cielo e della terra, osservando i moti degli astri e le impronte degli animali elaborò i segni più semplici della scrittura ( wen).Così le origini della scrittura sono viste nella natura stessa, anzi il primo lessicografo cinese, XU Shen ( 30.124 d.c), in ambiente daoista, si arrivò addirittura a ipotizzare una scrittura celeste archetipica in caratteri d’oro, intelleggibile all’uomo, generata all’inizio del mondo dall’energia originaria. Dunque grande è il potere creativo della scrittura! Inoltre la visione organicistica del mondo in Cina ha portato ad attribuire alla scrittura le qualità degli esseri viventi, di conseguenza i caratteri sono considerati come composti di tendini, carne, ossa, energia, spirito e sangue. Si hanno i tendini quando ogni tratto e ogni carattere danni la sensazione di essere uniti al successivo da uno slancio; si ha la carne quando i tratti sono corposi senza essere grassi; si hanno le ossa quando i tratti sono forti senza essere rigidi. L’energia li deve animare e lo spirito del calligrafo vi deve infondere la propria personalità determinandone lo stile. Infine l’inchiostro deve avere la bellezza e la consistenza del sangue, non deve essere diluito come acqua né denso come il fango.

Scrittura corrente, xingshu 行書. Il significato di xing 行 è “camminare, correre, andare”, nel campo della scrittura indica in senso figurato una maniera più spedita e semplice di scrivere la scrittura normale, collegando alcuni tratti e ammorbidendo gli angoli. Iniziò a essere formalizzata dopo la caduta degli Han per rendere più sbrigativa la scrittura normale. Da allora è la maniera di scrivere nel quotidiano i caratteri han in Cina e nei  paesi che ne hanno adottato la scrittura. I bambini alle scuole elementari imparano a scrivere con la forma normale, ma dalle scuole medie iniziano progressivamente e spontaneamente a scrivere nella più pratica forma corrente, che useranno per la scrittura manuale tutta la vita. Di questa forma lo storico della calligrafia Zhang Huaiguan (att. 714-760), nella Dissertazione sulla calligrafia (Shuduan 書斷), dice: 

La scrittura corrente è un derivato minore della scrittura normale. Questa forma è nata per semplificare la scrittura, per renderla più facile, veloce e alla portata di tutti, quindi le è stato dato nome di scrittura corrente.                                                                                                          

Per sua natura il corrente è variabile, cambia secondo le necessità pratiche: se è scritto con calma, più rigidamente, risulta simile alla scrittura normale, allora avremo il corrente normale, xingkai  行楷, invece se è tracciato più velocemente, più liberamente, si avvicina alla scrittura corsiva, allora avremo il corrente corsivo, xingcao  行草. Il capolavoro assoluto dell’arte della scrittura han è in forma corrente normale, si tratta della Prefazione alla raccolta del Padiglione delle Orchidee, (Lantingji xu  蘭亭集序, 353, vedi allegato) di Wang Xizhi (303-361).

 

 

Consiste nella prima stesura di un testo in stato di ubriachezza, dunque è una brutta copia, scritto per celebrare una raccolta di poesie composte durante una gara letteraria basata su penalità legate alla bevuta di alcolici. È ancora considerato un insuperabile esempio per apprendere questa forma di scrittura. È un’opera che segna una svolta nella storia della calligrafia, esprime un nuovo sentire con uno spirito puro e uno stile libero, dal fascino ricercato e vario. Presenta un infinito variare dei tratti, armonizzato da un uso sapiente dell’inchiostro, denso o diluito. La sua vivace disposizione dei caratteri mostra una  spontaneità senza confronti. Mentre il contenuto è un capolavoro letterario che esalta la ricerca della serenità nella contemplazione della natura. In quel periodo storico di crisi della cultura cinese, le persone avevano iniziato a guardarsi dentro in modo più profondo, facendo emergere sentimenti più sottili e delicati, esplorando nuove possibilità espressive.                                                                                                                                                 Il secondo capolavoro riconosciuto della scrittura corrente è in corrente corsiva, la Bozza dell’elogio funebre per il nipote (Ji zhi jiming wen gao  祭侄季明文稿, 754, vedi allegato). Dovuto a Yan Zhenqing (709-785), manifesta il dolore per la perdita di un nipote trucidato, insieme a tutta la famiglia, durante la ribellione del generale An Lushan (703-757). Il suo stile è aperto, libero, pieno di forza drammatica.                                                                                                                                              Il fatto che quelli che sono considerati due capolavori siano brutte copie scritte di getto – una sotto l’effetto dell’alcol e l’altra in preda al dolore – in una scrittura informale, la dice lunga sull’importanza della spontaneità nelle arti dei letterati, diversamente dalle concezioni occidentali che facevano della meticolosità uno dei capisaldi delle belle arti. Molto apprezzati sono anche gli stili del corrente dei calligrafi emergenti della dinastia Song, che allontanandosi dal classicismo dei Tang ne fecero l’espressione della propria originalità, tanto che esistono dizionari di scrittura corrente specifici con i quattro maggiori calligrafi del tempo: Cai Xiang (1012-1067), Su Shi (1036-1101), Huang Tingjiang (1045-1105) e Mi Fu (1051-1107), intitolati Dizionario di calligrafia dei Quattro maestri Song (Songsijia shufa zitian宋四家书法字典).                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             L’invenzione della scrittura corrente è tradizionalmente attribuita al letterato Liu Desheng (II sec.), che per comodità e semplicità modificò leggermente la scrittura vera, zhenshu真書, ossia la normale.

Scrittura normale, kaishu 楷書. Questa forma si può trovare tradotta in molti modi, più o meno appropriati: “regolare, quadrata, esemplare, standard, squadrata, formale, ordinaria”, e “stampato, stampatello”.                                                                                                       La sua equivalenza con lo “stampatello”, nella lingua han yinshuati 印刷體, è un errore frequente. Lo stampatello è comparso con l’invenzione dei caratteri mobili da stampa durante la dinastia Song (960-1279). I suoi caratteri sono frutto di un’incisione che segue proprie regole, impossibili da eseguire con il pennello o con la penna. L’equivoco di chiamare la forma normale stampatello si trova talvolta anche in ambito accademico.                                                                                                                                                        Questa forma è stata definita “normale” perché è l’ultima che è diventata la norma per l’impero, e lo è ancora oggi. Il termine kai 楷 significa “modello, norma, esempio, regola”, e indica la grafia che iniziò a emergere alla fine della dinastia Han dall’evoluzione delle forme scrivani e scrivani corsiva. Caratterizzata da tratti più eleganti, dinamici e sottili di quelli della scrittura dalla quale deriva, è entrata nell’uso comune dall’epoca dei Jin orientali (317-420). Da allora è la forma normativa con la quale si impara a scrivere a scuola, oggi con matite e penna, e si inizia l’apprendimento della calligrafia. Ai suoi esordi, emergendo come un nuovo stile dalla scrittura scrivani era designata sempre con lo stesso nome: “scrivano normalizzato”, kaili 楷隸, e “scrivano odierno”, jinli 今隸. In seguito, come forma di scrittura autonoma, si iniziò a nominarla con termini specifici: “scrittura vera”, zhenshu 真書, con la quale è talvolta indicata ancora oggi, “scrittura giusta, ortodossa”, zhengshu 正書, e quella con la quale è comunemente conosciuta, “scrittura normale”, kaishu 楷書La scrittura normale raggiunse il suo apogeo stilistico nelle mani di eminenti letterati calligrafi della dinastia Tang (618-907); da allora nessuno ha potuto aggiungere niente a quella perfezione. Posteriormente, solo a Zhao Mengfu (1254-1322) è riconosciuto uno stile originale del kaishu, anche se non sono mancate opinioni diverse sulla sua  validità. Più realisticamente, il suo stile della forma normale, più facile e spontaneo di quello dei calligrafi Tang, è dovuto alla tendenza del suo tempo che si ispirava allo stile della precedente dinastia Jin (265-420), meno strutturato e più fresco.                                                                                                                                                                                 Il  primo calligrafo Tang riconosciuto per la forma normale è stato Oyang Xun (557-641), il cui stile un pò arcaico e rigido era d’esempio anche in Corea e Giappone. Posteriormente il maggior calligrafo di riferimento per questa forma è diventato Yan Zhenqing (709-785), il cui riconoscimento avvenne durante la dinastia Song, quando venivano apprezzate le sue doti patriottiche e morali, provate nella difficile repressione della tragica ribellione del generale An Lushan (?- 757). Il suo stile si mostra forte e incisivo, evidenzia la struttura dei tratti e la composizione dei caratteri nello spazio è disposta in ranghi serrati, come per difendersi da un attacco.                                                                                                                                    Esiste anche un altro stile della scrittura normale di un grande calligrafo Tang, meno rigido dello stile di Ouyang e più sereno di quello Yan (vedi allegato), che ha i suoi estimatori odierni in particolare in Giappone e a Taiwan, quello di Yu Shinan (558-638, vedi allegato).

 

 Nel XVIII secolo avvenne una svolta, con la comparsa Scuola delle steli, Beipai 碑派, che in funzione anti mancese cercava di preservare la cultura han, per cui nello studiare i testi classici su fonti originali venne riscoperta la forza arcaica di scritture antiche e anonime, come la scrivani e la forma normale delle Dinastie del nord (420-589). Per cui oggi, a chi si avvicina all’arte della scrittura, sono offerte due possibilità stilistiche, quella della scrittura normale elegante e perfetta di noti maestri Tang, o quella più rude e spigolosa di ignoti calligrafi vissuti tra i secoli IV e VI nella Cina settentrionale. Secondo la tradizione anche la scrittura normale ha un inventore, si tratta dI Wang Cizhong, (att.126-168), letterato che portò alcuni cambiamenti nei caratteri scrivani, rendendoli più quadrati e diminuendo le ondulazioni.

Scrittura scrivani, lishu 隷書. Questa forma di scrittura si può trovare tradotta, a dimostrazione della poca attenzione che c’è nel nostro paese per la storia dell’arte cinese, con una grande varietà di nomi impropri, anche in contradizione tra di loro: “scrittura delle cancellerie, dei tribunali, dei funzionari, degli scribi, dei segretari” e “cancelleresca, amministrativa, popolaresca, governativa”, oppure “stile ufficiale, popolare, impiegatizio, degli storici”,  e addirittura “clericale”. Quest’ultimo errore, presente anche in pubblicazioni accademiche, è dovuto a un anglicismo di chi non si orienta in questo campo, infatti “clerical”, che definisce correttamente questa scrittura in inglese, è un aggettivo che ha sia il senso di “ecclesiastico, clericale”, che di “impiegatizio, d’ufficio relativo a un impiegato o uno scrivano”. In quanto a “scriba”, è più adatto all’antico mondo mesopotamico ed egiziano, nel quale gli scribi erano una classe intellettuale influente e ben retribuita, che ricopriva importanti incarichi amministrativi. Anche le definizioni “cancelleresca” e “delle cancellerie” sono improprie, la prima è il nome di una nitida scrittura corsiva nata in Italia nel XV secolo e diffusasi in Europa; la seconda indica lo stile della scrittura ufficiale delle dinastie Song e Ming. Il senso di “scrivani” del carattere li 隸 deriva dall’espressione idiomatica tuli徒隸, non riportata dai dizionari cinese – lingue occidentali, che indicava gli “impiegati subalterni condannati alla servitù”, che durante la dinastia Qin erano schiavi di stato e prigionieri di guerra ridotti in stato di servitù, utilizzati come scrivani nell’amministrazione imperiale. È nella loro pratica quotidiana che si sviluppò spontaneamente una maniera veloce di scrivere la scrittura zhuan, la grafia ufficiale del tempo, eseguendo i tratti con pennellate dalle pressioni casualmente diversificate e irrigidendo le curve con degli angoli. In questo processo di trasformazione i caratteri, che nel zhuan erano alti e slanciati, progressivamente si abbassarono e allargarono. Dunque era una forma semplificata e popolare, suti 俗體, di scrittura. Il Primo imperatore, nella sua lungimiranza, decretò che questa nuova grafia che stava emergendo grazie al lavoro dei suoi più umili dipendenti, gli scrivani, permettendo di abbreviare i tempi di redazione dei documenti, fosse ammessa negli uffici di tutto l’impero, contribuendo alla sua affermazione. Un chiaro esempio di scrittura scrivani del tempo è quella  sui documenti legali scritti su strisce di bambù (ca. 217 a.C.), trovati nella tomba di un magistrato scavata a Shuihudi nell’Hubei nel 1975 (vedi allegato). Durante la successiva dinastia degli Han occidentali la scrittura scrivani si diffuse rapidamente, divenendo di fatto la grafia ufficiale dell’impero. I suoi tratti allora furono progressivamente formalizzati, acquisendo potenza, espressività e complessità strutturale. Questo tipo di scrittura giunse alla propria forma classica durante gli Han orientali. La creazione della scrittura scrivani ha aperto la strada allo sviluppo dell’arte calligrafica,  è un grande avvenimento storico che ha dato inizio a un nuovo viaggio estetico.                                                                                                                                                          Secondo la tradizione la sua invenzione è dovuta a Cheng Miao, funzionario della prigione di Xianyang. Incarcerato per avere offeso il sovrano, consacrò dieci anni della sua prigionia alla creazione della scrittura scrivani al fine di semplificare la scrittura zhuan, rendendola più veloce e pratica. Finito il lavoro la fece presentare a Qinshihuang, che la approvò e gli accordò la grazia nominandolo Maestro di Storia alla corte imperiale.

Scrittura zhuan, zhuanshu 篆書. Questa scrittura, originata dalle riforme attuate durante il primo impero cinese (221-206 a.C.), fondato dalla casata dei Qin, è opera del ministro Li Si (?-208 a.C., vedi allegato).                                                                                                                                           Essendo la reale situazione della scrittura zhuan sconosciuta ai più in Occidente, non sapendo come definirla, si persiste nel renderla costantemente ed erroneamente come: “scrittura sigillo”, per il semplice fatto che ancora consuetudine di usarla per i sigilli, non considerando che al tempo della sua creazione indicava la scrittura ufficiale imposta nel territorio dell’impero. Arriviamo a spiegare come è nata la sua denominazione con il carattere zhuan篆. In origine questo termine indicava le “bande decorative intorno alle campane” e le “decorazioni intorno ai mozzi delle ruote dei carri da parata”, mentre nel Primavere e Autunni del signor Lu (Lushi Chunqiu 呂氏春秋, 239 a.C.) il suo senso è esteso a quello di “iscrizione”. Non ci è pervenuta la ragione della sua scelta per indicare un tipo di scrittura, per cui ignoriamo, e probabilmente non sapremo mai, il suo motivo, dunque il senso di zhuan in questo caso rimane inspiegabile, e intraducibile. Il grande studioso e calligrafo Qi Gong (1912-2005), ipotizzava che la sua adozione avesse in qualche modo a che fare con il precedente uso decorativo, associato a sfere solenni e nobili.                                                                                                                                            Tale grafia non era più di uso comune all’epoca della successiva dinastia Han (206 a.C.-220), sostituita dalla più pratica scrittura scrivani, però era ancora utilizzata in occasioni di una certa solennità e formalità, come nelle intestazioni delle steli, nelle antefisse con scritte apotropaiche, e che si è continuato a usare per i sigilli per motivi pratici, la sua geometria la rende più facilmente adattabile alle loro faccette quadrate delle scritture posteriori, e in omaggio a una certa ufficialità. Dunque non è giustificabile l’associazione della parola sigillo alla scrittura zhuan nella ricerca di una impossibile traduzione, né tantomeno che zhuan voglia dire sigillo.                                                                                                                                                                         Il mondo accademico cinese usa la parola zhuan anche in maniera estensiva, per rubricare collettivamente le scritture precedenti la fondazione dell’impero, in quanto appartengono tutte allo stesso genere – hanno in comune lo spessore uniforme dei tratti – e sono legate da un’evoluzione senza soluzione di continuità, che avrà il suo traguardo nella riforma della scrittura di Qinshihuang (r. 246-210 a.C.), così i dizionari di calligrafia che riportano i caratteri delle iscrizioni divinatorie della dinastia Shang, quelli delle iscrizioni incise sui bronzi Zhou, il zhuan dei Qin ed esempi più tardi di scrittura zhuan, si chiamano Introduzione ai caratteri zhuan (Zhuanzi bian 篆字徧). Dopo gli Han la scrittura zhuan fu sempre più trascurata, decadendo in uno stile mediocre e manierato. Fu il calligrafo Li Yangbing (VIII sec.), che durante l’apoteosi delle arti dei letterati Tang (618-907) ne risollevò le sorti, recuperando lo splendore dei Qin, che contribuì anche alla rinascita dell’arte dei sigilli. Il suo stile di questa scrittura ha avuto un’influenza duratura sui calligrafi  dei secoli a venire. 

Un vero periodo di fioritura la scrittura zhuan lo ebbe con la nascita della Scuola delle steli alla fine del XVIII secolo, che proseguì fino alla Scuola di Shanghai (1840-1920), con artisti della grandezza di Zhao Zhiqian (1829-1884) e Wu Changshi (1844-1927). In epoca moderna il zhuan, nella sua versione spigolosa e popolare del tempo degli Han, ha trovato la sua migliore espressione nei sigilli e le calligrafie di Qi Baishi (1863-1957). Questi tre artisti portarono la forza epigrafica della scrittura zhuan nelle loro pitture.                                                                                                          Alcuni autori occidentali si attardano ancora a considerare la nascita della scrittura zhuan secondo una tradizione storiografica ormai superata, considerata come il frutto dell’ambiente di una corte ritenuto di scarso spessore culturale, conservatore, e di un potere oltremodo dispotico e crudele. Diversamente, uno studio obbiettivo delle fonti ci mostra quanto il regno di Qin, all’origine marginale essendo posto ai confini occidentali della Cina di allora, avvicinandosi progressivamente alla conquista di tutto il paese mostrasse non solo una crescente potenza economica e militare, ma anche l’avanzamento culturale che gli consentì di mettere le basi della civiltà cinese posteriore. Un esempio significativo è la redazione del Primavere e Autunni del signor Lu, avvenuta grazie alla fondazione di un Accademia che accoglieva le migliori menti del tempo voluta dal mecenatismo dell’influente mercante Lu Buwei (?-253 a.C.), ministro del re Zhuang Xiang (r. 250-247 a.C.), padre del Primo imperatore, che forse è il testo più importante del periodo dei Regni combattenti (475-221 a.C.), in quanto è un compendio del sapere secondo le diverse scuole di pensiero del tempo. Inoltre, confermando quello che affermava Liu Xizai (1813-1881), accademico imperiale calligrafo e teorico, che la calligrafia registra fedelmente ogni mutamento sociale, di costume, politico ed estetico della società, osservando l’evolversi della scrittura nel regno di Qin non è difficile vedere la sua superiorità formale, vedi culturale, rispetto alla scritture coeve presenti negli altri stati, delle quali risulta più armoniosamente lineare ed è stilizzata in maniera più funzionale. Un primo esempio sono le famose Iscrizioni sui tamburi di pietra (Shiguwen 石鼓文, V sec. a.C., vedi allegato), che quando furono scoperte all’inizio della dinastia Tang stupirono per la loro razionale e perfetta composizione, superiore ad ogni altra scrittura arcaica conosciuta fino a quel momento. Successivamente si trova la grafia slanciata ed elegante delle Iscrizione sulla misura di capacità di Shang Yang (Shang Yang fangsheng ming 商鞅倣升銘, 344 a.C., vedi allegato), l’uomo politico che per primo applicò riforme legiste a Qin, che sono un esempio saliente del passaggio verso quella che sarà la scrittura riformata del primo impero. Infine giungiamo alla fondazione dell’impero con la nascita della scrittura zhuan, basata sulle orme dell’evoluzione della scrittura presente nel territorio di Qin, portandola a compimento. A tal proposito il già citato Zhang Huaiguan, nella Dissertazioni sulla calligrafia, afferma:  

All’età di vent’anni il Primo imperatore iniziò ad annettere gli altri regni. Si, allora ministro della giustizia, indirizzò una memoria all’Imperatore per mettere termine alle scritture non conformi a quelle di Qin; l’impero poté allora essere messo in opera. Le tracce della sua scrittura sembrano d’acciaio e di pietra, i suoi caratteri sembrano volare; è l’antenata delle norme della scrittura scrivano e ha dato una regola immutabile. È usata fino ai nostri giorni per le intestazioni delle epigrafi, sulle campane, i tripodi di bronzo, le contromarche militari e i sigilli. Sebbene Li Si l’abbia concepita in fretta, è di una perfezione assoluta.

In effetti la scrittura zhuan è quella che sintetizza al meglio struttura e dinamica, l’essenza della calligrafia. È anche l’unica delle cinque forme codificate della scrittura han ad avere data di nascita e paternità certe nell’ambiente dei letterati, fatto che gli fornisce la dignità d’arte maggiore, mentre le altre quattro, al di là dell’attribuzione agiografica di un inventore, sono frutto delle progressive trasformazioni dovute alla pratica quotidiana. Ora manca da chiarire il perché di sue due varianti, rispettivamente dette “zhuan maggiore”, dazhuan 大篆, e “zhuan minore”, xiaozhuan 小篆 , sempre tradotte erroneamente con “grande sigillo” e “piccolo sigillo”. Sembra che nessuno si renda conto dell’incongruenza nel chiamare “grandi” caratteri che sono palesemente più piccoli e fragili di quelli definiti “piccoli”, che si presentano viceversa con un aspetto volutamente monumentale. In questo caso i caratteri da 大 e xiao 小 non si riferiscono alla diversa misura delle scritture prese in esame, cioè “grande” o “piccolo”, ma al loro rapporto gerarchico: in una cultura tradizionale quello che viene prima è più autorevole di quello che viene dopo, come in una famiglia dove esistono un fratello maggiore e un fratello minore, detti così perché il primo è nato precedentemente al secondo.                                                                                                                                                                                                                       A questo punto è necessario dare ragione dell’origine di queste due espressioni. Prima dell’impero Qin non abbiamo notizia di nomi specifici applicati ai vari aspetti della scrittura, le denominazioni particolari per diverse grafie iniziano infatti con questa dinastia, di conseguenza in epoca Han, per questa ragione, si iniziò a riferirsi alla scrittura zhuan dei Qin come zhuan minore, e alla precedente grafia della dinastia Zhou (XI sec.-256 a.C.) come zhuan maggiore. Tutto nasce con una prima riforma della scrittura avvenuta alla fine dei Zhou occidentali (XI sec.-771 a.C.), voluta dal re Xuan (r.827-780 a.C.) per cercare di arginare la crisi che stava attraversando il regno. Ne fu incaricato lo Storico di corte Zhou (Shi Zhou 史籀), che per l’occasione scrisse il Saggi dello storico Zhou (Shizhou pian 史籀篇) in una sua scrittura riformata, che erano già perduti in epoca Han. Le sue prime citazioni sono del tempo degli Han orientali (25-220), si trovano nella Storia degli Han anteriori (Qianhan shu 前漢書, ca. 100) dello storiografo Ban Gu (32-92), e nelle Spiegazione e analisi dei caratteri (Shuowen jiezi 説文解字, 121) del padre della etimologia cinese, Xu Shen (30-124). Il primo ci informa che durante il regno del re Xuan dei Zhou il Grande Storico, di cognome Zhou, scrisse i Saggi dello storico Zhou in zhuan maggiore, che era usato come esempio stilistico per insegnare come scrivere ai bambini. Mentre il secondo ci rende noto che:

Zhou, il Maestro Maggiore della Storia del re Xuan, della dinastia Zhou, ha creato quindici testi in una scrittura zhuan maggiore, differente dalla scrittura antica (guwen 古文).

Altre fonti ci informano che nella sua riforma Li Si aveva seguito la scrittura dello storico Zhou, definita zhuan maggiore, portando alterazioni e variazioni, e che la nuova scrittura verrà detta zhuan minore.                                                                                                                                                              Ricordiamo anche che in conseguenza alla frammentazione territoriale dovuta alla decadenza della dinastia dei Zhou orientali (770-256 a.C.), in particolare durante i Regni combattenti, la scrittura si differenziò in diverse varianti regionali, che vengono considerate modifiche della precedente scrittura zhuan maggiore dovuta alla riforma dallo storico Zhou, anche se in realtà non sappiamo quanto la sua applicazione fosse diffusa.

Modello di calligrafia, tie 帖. Questo termine si trova tradotto erroneamente anche con “manoscritto” e “autografo”. Nella tradizione inglese esiste un’espressione che viene opportunamente usata  per  rendere il senso di tie 帖: “copybook”, un manuale didattico contenente esempi di calligrafie.                                                                                                                                                                                                                                                                       In origine questo carattere indicava “un documento, uno scritto, un’etichetta”, ma dal tempo dei Song è venuto a indicare opere salienti di grandi calligrafi nelle forme normale, corrente e corsiva, soprattutto delle dinastie Jin e Tang, ma in seguito pure posteriori, usate per imparare la calligrafia sullo stile di antichi maestri. Di conseguenza ha preso il senso di “modello di calligrafia”. Sullo studio dei modelli di calligrafia si forma il calligrafo e indica una scuola, la “Scuola dei modelli di calligrafia”, Tiepai 帖派, che ha dominato incontrastata  la storia della calligrafia per secoli. Alla sua origine si colloca la tradizione dei Due Wang, Wang Xizhi (303-361) e suo figlio Wang Xianzhi (344-388), arricchita dai maestri Tang e Song che ne rivendicavano a vario titolo l’eredità. Ancora durante l’ultima dinastia Qing, la Scuola dei modelli di calligrafia, con la scelta degli esempi di Zhao Mengfu (1254-1322) e dell’influente Dong Qichang (1556-1636) da parte della corte imperiale, era dominante.                                                                                                                                                    C’è un’altra espressione legata alla Scuola dei modelli di calligrafia, che indica i “modelli classici di calligrafia”, fatie 法帖, che si può trovare tradotto, tralasciando il carattere fa 法, con “modelli di calligrafia” , o reso con “album calligrafico che raccoglie opere di valore”.

Stele, bei 碑. Si trova tradotto anche come “tavoletta di pietra” e “lapide”. La parola stele ha un senso abbastanza ampio, indica un monumento monolitico di pietra che può avere anche grandi dimensioni, può presentarsi come una pietra rettangolare, una colonna o cippo, e riporta incise iscrizioni di vario soggetto, figure o ornamenti. La parola lapide non è appropriata in questo caso avendo un senso più circoscritto, infatti indica una lastra di marmo con iscrizione su una tomba, o una tavola in marmo o bronzo con un’epigrafe commemorativa. In origine questo carattere indicava un “pilastro” usato per legarvi animali destinati al sacrificio e per altri scopi rituali. Con il tempo il suo significato si ampliò, fino a quello di “stele” che reca incisa un’iscrizione. In Cina le più antiche testimonianze di steli con iscrizioni risalgono a un periodo tra le Primavere e Autunni (771-481 a.C.) e i Regni combattenti, quando avevano forme cilindriche o cupoliformi. Progressivamente la loro forma venne razionalizzata, come quelle fatte erigere dal Primo imperatore con registrata la fondazione dell’Impero. Successivamente la stele divenne un monumento ampiamente diffuso durante la dinastia Han, con contenuti rituali, letterari e commemorativi. Ne sono un’importante testimonianza i frammenti dei Classici sulla pietra, Shijing石經, quello che resta di oltre quaranta steli fatte incidere tra il 175 e il 183 con i testi approvati del corpus dei classici confuciani, poste presso l’Accademia nella capitale, e numerose altre con epitaffi o testi commemorativi sparse in tutto l’impero con incisi splendidi esempi di calligrafie che testimoniano l’evoluzione della scrittura scrivani, dagli incerti esordi durante gli Han occidentali alla piena maturità e decadenza degli Han orientali. In antitesi alla Scuola dei modelli di calligrafia, che dominava incontrastata la storia della calligrafia da secoli, nel XVIII secolo si affermò la “Scuola delle steli”, Beipai 碑派, nata in ambiente anti mancese al fine di preservare i valori originali della cultura han. Con la Scuola delle steli per la prima volta vennero presi come modelli di riferimento esempi di antiche scritture anonime, come si trovano sulle steli Qin, Han e delle Dinastie del nord (386-589), e riguarda le forme di scrittura zhuan, scrivani e normale delle regioni nel nord della Cina sotto il dominio di popoli provenienti da settentrione. In particolare lo stile della forma normale delle Dinastie del nord era ritenuto da questa scuola il più tipico per il suo aspetto arcaico e il vigore virile, dunque da praticare e diffondere per preservare e valorizzare le proprie radici nei confronti dei dominatori mancesi, che stavano velocemente impadronendosi della cultura han nella gestione del potere. La nuova ricerca formale della Scuola delle steli contrastava volutamente con l’elegante e manierato stile calligrafico propugnato dalla corte dei Qing, che si basava sugli esempi della Scuola dei modelli di calligrafia, in particolare di Zhao Mengfu e Don Qichang. Il più autorevoli fondatore della  Scuola delle steli è Deng Shiru (1743-1805), celebre zhuankista e calligrafo i cui capolavori sono in zhuan minore, mentre il suo più convinto  difensore alla fine dei Qing è stato il grande riformatore Kang Youwei (1858-1927), che aveva l’ambizione di creare uno stile calligrafico innovativo all’insegna della forma normale dei Wei del nord.

Di conseguenza oggi, per apprendere l’arte della scrittura ci sono due possibilità stilistiche, quella dei seguaci della Scuola dei modelli di calligrafia, che prende a esempio la forma normale dei grandi calligrafi Tang, in particolare Yan Zhenqing , maggiormente apprezzato in Cina e Corea, o Yu Shinan, più seguito in Giappone e a Taiwan, e quella dei seguaci della Scuola delle steli che fa riferimento alla forma normale di anonimi calligrafi delle Dinastie del nord, in particolare dei Wei del nord (386-534).                                                                                                                                                                                                                                                                               

                                                                                                                                                                                                                                         

                                                                                      

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Aldo Raul Garosi
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