Armonia con il messaggio di Ueshiba

Armonia con il messaggio di Ueshiba

da un articolo di JOSÈ SANTOS NALDA

Pioniere delle arti marziali in Spagna dal 1960, ha ottenuto numerosi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale per la sua opera di diffusione degli insegnamenti delle arti marziali, attraverso la collaborazione con riviste spagnole e straniere di Budo e la pubblicazione di oltre 30 libri su Aikido, Arti Marziali e Zen

Quanti aikidoka – insegnanti e studenti – possiedono e vivono l’armonia coerente fra il messaggio di Ueshiba, del quale amano tanto parlare, e quello che veramente fanno e dicono nel dojo o al di fuori di esso? Quanti aikidoka capiscono veramente il significato di “armonia”? Uno sguardo oggettivo sulle attività e i comportamenti degli aikidoka a livello locale, nazionale, europeo, ecc, ci mostra un’assenza di comprensione e armonia

Nel modo in cui conosciamo e pratichiamo l’Aikido, nella mia modesta opinione si apprezzano due notevoli contraddizioni:

• Incoerenza tra il messaggio di “Armonia” personale e quella interpersonale;

• Incoerenza tra il messaggio di “Pace, Protezione e Amore” e l’applicazione delle tecniche in modo distruttivo.

L’armonia nelle relazioni

Quanti aikidoka – insegnanti e studenti – possiedono e vivono l’armonia coerente fra il messaggio di Ueshiba, del quale gli piace tanto parlare, e quello che veramente fanno e dicono nel dojo o al di fuori di esso? Quanti aikidoka capiscono veramente il significato di “armonia”? Uno sguardo oggettivo sulle attività e i comportamenti degli aikidoka a livello locale, nazionale, europeo, ecc, ci mostra un’assenza di comprensione e armonia, che si manifesta in alcuni dei seguenti modi:

• Motivazioni e obiettivi puramente egoistici più o meno dichiarati, tanto negli studenti, quanto negli insegnanti.

• Rivalità personali tra gli insegnanti per invidia.

• Critica degli uni contro gli altri, e persino attacchi personali senza neppure conoscersi personalmente.

• Pretesa diffusa in tutti i gruppi, di essere gli interpreti autentici e trasmettitori del vero Aikido di Ueshiba.

• Gruppi che si staccano gli uni dagli altri a mala pena conoscendosi e che si guardano con sospetto o disprezzo, mentre tutti parlano di armonia, di pace, di amore…

• Gente che respinge l’aspetto formativo spirituale dell’Aikido e si limita a trasmettere conoscenze puramente tecniche, spogliando questa arte dei principi altruistici di cui Ueshiba l’aveva voluta rivestire, conformandosi ad un’attività tecnica puramente fisica e sportiva con apparenza marziale, mentre si sostiene che i discorsi etici devono essere estranei all’allenamento delle abilità di combattimento: la motivazione addotta è che l’insegnante non è un guru o un predicatore di comportamenti a sfondo religioso, etico o filosofico.

Tuttavia non possiamo incolpare tutti i praticanti, siano essi insegnanti o studenti, delle mancanze di coerenza sopra citate, perché ce ne sono i cui comportamenti sono davvero esemplari nella ricerca e nella pratica dell’armonia, ed essi sono meritori di rispetto e ammirazione per la loro corretta interpretazione dell’Aikido.

Da una lettura oggettiva dei testi di Ueshiba si comprende come l’obiettivo finale dell’Aikido non è tanto di imparare tecniche di combattimento, quanto di contribuire alla trasformazione e al miglioramento di tutte le qualità e competenze del praticante come essere umano, scambiando i suoi modelli di resistenza, opposizione e supremazia con comprensione, cooperazione e progresso reciproco nelle sue relazioni interpersonali.

Questo significa essere un praticante dell’armonia servendosi delle tecniche di combattimento o dell’interazione tra Uke e Tori, per imparare a capirsi senza violenza in situazioni di conflitto, e senza che vi siano un vincitore e un vinto. La coerenza dell’armonia interpersonale si rende possibile mediante l’atteggiamento di apertura e accettazione sincera dell’altro, dando, condividendo, aiutare a scoprire senza la pretesa di essere superiore o di imporre ad alcuno criteri, o stili o preferenze, nel rispetto delle convinzioni e della ricerca personale di ciascuno e assimilando i contributi validi e arricchenti di quelle persone che abbiamo incontrato nel cammino sulla Via dell’Aikido.

Prendere la responsabilità di insegnare Aikido non deve essere limitato solo alla sua parte fisica o tecnica, implica inoltre prepararsi -nella misura in cui le proprie conoscenze e competenze lo permettono- per essere in grado di promuovere lo sviluppo integrale degli studenti, per quanto riguarda la formazione emotiva, etica, comportamentale e spirituale, delle persone che lo hanno scelto come insegnante, senza che questo lo autorizzi a credersi o autonominarsi guida o guru di vite e persone.

All’insegnante spetta conoscere e proporre le linee guida della ricerca personale, sempre come risultato della sua esperienza accreditata, perché nessuno può dare quello che non possiede, ne’ guidare gli altri lungo la strada che la guida stessa non conosce, perché non non l’ha mai percorsa.

Tra le forme e lo spirito

L’Aikido è l’arte marziale più etica e capace di adattarsi alle esigenze di protezione reciproca, ma per come è praticata oggi, quasi tutti siamo portatori di una contraddizione.

Ci piace dire che noi pratichiamo un’arte di pace, però eseguiamo le tecniche in un modo potente, violento e distruttivo, solo per soddisfare l’ego che ci fa credere possessori di una gran tecnica di combattimento.

Dall’osservazione oggettiva dell’allenamento di oggi dell’Aikido, è giusto riconoscere che in tutti è possibile notare:

• La ricerca della massima efficacia, in modo di sbarazzarsi dell’altro il più rapidamente possibile, tanto se si tratta di un’aggressione di poco conto, quanto se è pericolosa, senza tener conto il più delle volte del requisito di proporzionalità.

• La protezione di se stessi, ma non dell’aggressore, praticando le tecniche con la maggior potenza, velocità ed efficacia possibili.

Morihei Ueshiba (1883-1969) ha detto:

“Coloro che cercano la lotta commettono un grave errore, colpire, ferire o distruggere, è il peggiore errore che un essere umano possa commettere. La vera via del guerriero è imparare a evitare o prevenire la lotta e cercare la pace”.

Il maestro Nocquet (1914-1999), che è stato il primo aikidoka europeo a promuovere l’idea di prevenire il ricevere il male senza fare del male, nel suo libro “Le Coeur Epee” dice:

Opponendo la violenza alla violenza, raddoppiamo l’aggressività, e aumentiamo quello che volevamo distruggere”. “Aiki è la vittoria per la pace. Non si cerca di vincere senza convincere, persuadendo l’aggressore che il suo attacco è inutile”.

Non basta dire che siamo pacifici e che pratichiamo l’arte della pace per essere capaci di non essere violenti dinnanzi ad un’aggressione, è necessario possedere o aver acquisito i mezzi suscettibili di portare nella pratica il proposito di impedire di fare male senza fare male, stabilendo la coerenza fra le forme e lo spirito.

Generalmente non ci alleniamo in modo che la difesa sia efficace da subito ma, al tempo stesso, applicata con un assoluto autocontrollo, cioè sapendo fin dove possiamo arrivare senza provocare lesioni. Tanto meno sappiamo applicare una proiezione in modo che l’avversario colpisca il terreno senza farsi male. Forse è possibile proiettare l’Uke in Kote gaeshi, Shiho nage, Irimi nage, Ushiro kiri otoshi, ecc proteggendo mentre cade al suolo?

Conseguire tali competenze richiede il focalizzare l’allenamento in un modo diverso da come esso si svolge nella maggior parte dei dojo, perché la realtà ci insegna che può agire senza violenza solamente colui che ha risorse fisiche, tecniche, psicologiche ed etiche.

Chiunque è capace di proiettare con gran forza e senza considerazione per l’altro. Tuttavia, in questa azione non risiede il vero valore dell’aikidoka.

Se l’Aikido di Ueshiba resiste e si rifiuta di entrare nella spirale della violenza come mezzo di risoluzione di un confronto o di un conflitto, deve fornire i mezzi o le risorse adeguate per questo fine, pertanto dobbiamo chiederci oggettivamente se le forme che si praticano oggi sono coerenti con questo principio etico.

Ai fini della coerenza tra lo spirito e le forme di azione proposte dall’Aikido come arte marziale, e allo stesso tempo arte della pace, è necessario imparare a praticare le tecniche in modo diverso, con eguale efficacia ma anche con la capacità di controllare in ogni momento il loro potenziale distruttivo, imparando a padroneggiare le azioni dell’altro e quelle proprie, attraverso un desiderio di protezione reciproca, oltre a coltivare atteggiamenti mentali e valori etici.

Se non tiene conto di questo obiettivo, e gli aikidoka continueranno a praticare come hanno fatto fino ad adesso, in cerca della massima “efficacia marziale o sportiva”, seguiteranno ad alimentare l’ovvia contraddizione tra la filosofia dell’Aikido e le forme o mezzi per dare vita a tali principi.

Fonte: El Budoka 2.0, Anno 1 – N. 5 

Pubblicato in italiano grazie alla cortese autorizzazione dell’autore

Copyright Josè Santos Nalda Albiac ©2011

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Aldo Raul Garosi
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