Riken no ken – Vedere senza vedere

Riken no ken – Vedere senza vedere

Brano tratto dal libro “Se respiri, stai danzando – L’arte di arrendersi al movimento”

di Annamaria Gyoetsu Epifanìa * – editore Lindau

Noi e tutto il resto esistiamo solo nella relazione con gli altri, all’interno di una rete di origine interdipendente. Anche se il filo della relazione è trasparente, senza nodi nei fili, non esiste un’entità indipendente. Siamo una bolla. Non esiste un’entità indipendente chiamata bolla. Una bolla è aria nell’acqua. Ci sono solo aria e acqua. Una bolla non è un’entità, ma il nome di ciò che accade nella relazione tra aria e acqua. Noi esseri umani siamo molto più complessi, eppure sostanzialmente simili alla bolla. Tutto ciò si manifesta nell’insegnamento buddhista attraverso l’aggregarsi e disgregarsi dei cinque elementi costitutivi o Skanda.

L’attitudine di apertura e di meraviglia, secondo Suzuki Roshi, consente a una persona di avvicinarsi alla vita libera da preconcetti, pregiudizi e abitudini associati alla conoscenza e all’esperienza. Questa attitudine è il legame che unisce l’arte e la spiritualità zen. Come possiamo leggere nel prologo di “Mente zen, mente di principiante”, uno dei più famosi e amati libri zen in Occidente, il vero segreto dell’arte è essere sempre un principiante.

 

Il concetto di mente del principiante (shoshin) è stato enfatizzato da Motokiyo Zeami, fondatore e teorico, assieme al padre, del teatro No, la più raffinata forma teatrale giapponese. Un altro concetto importante che Zeami espresse tra la performance del teatro No e lo zen è quello del “vedere senza vedere” (riken no ken). Quando vediamo le cose con i nostri occhi e consideriamo ciò che viene visto come soggetto e oggetto, la nostra visione è limitata. Il nostro occhio può vedere solo il lato anteriore, destro o sinistro, non c’è modo di vedere il retro. Se si abbandona la visione soggettiva, l’attore-danzatore riesce a vedere anche ciò che il pubblico vede. La sua mente è da nessuna parte e contemporaneamente ovunque. Lui, lo spettacolo, il pubblico e l’intero spazio di teatro diventano uno.

Nella pratica della meditazione zen si dice “aprire la mano del pensiero” o “lasciar andare il pensiero”. Lo zazen non è fatto dalla nostra mente pensante. Ci sediamo con tutto il corpo e la mente. Uchiyama Roshi, il giorno prima di ogni ritiro di meditazione, consigliava di leggere un paragrafo particolare dello Shobogenzo Zuimonki, una raccolta di insegnamenti informali di Dogen Zenji, in cui si pone l’accento sul sedersi con il corpo, non con la mente.

La via è raggiunta con la mente o con il corpo? […] Finché pensiamo al Buddhadharma solo con la nostra mente non afferreremo mai la Via, nemmeno in mille vite o diecimila eoni. Quando lasciamo andare la nostra mente e mettiamo da parte le nostre opinioni e conoscenze, la Via sarà attualizzata […]. Quando mettiamo completamente da parte i nostri pensieri e le nostre opinioni e ci sediamo semplicemente, shikantaza, diventiamo intimi con la Via.                                        Dogen

 

* Annamaria Gyoetsu Epifanìa è monaca e maestra zen, danzatrice, danzaterapeuta e insegnante di Tai Chi – Qi Gong. Diplomata presso L’Accademia Nazionale di Danza di Roma, ha danzato come solista accanto a Carla Fracci, Rudolf Nurejev, per l’Aterballetto, l’Arena di Verona e i più prestigiosi teatri ed Enti lirici. Integra la sua formazione artistica con esperienze di teatro d’avanguardia e tecniche psicomotorie, arti marziali, terapie olistiche, studiando tra gli altri con Lindsay Kemp, Kazuo Ono

 

**In apertura un’immagine ricavata da una calligrafia di Bruno Brugnoli “Shoshin – la mente del principiante”

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Aldo Raul Garosi
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